Per sei italiani su dieci sbagliato tornare alla lira

Sondaggio Eures: la maggioranza dei cittadini promuove anche la Carta Ue

Antonio Signorini

da Roma

I rincari da moneta unica non ci hanno scoraggiato più di tanto. È vero - come ha certificato Eurobarometro - che il nostro è l’unico Paese in cui la grande maggioranza dei cittadini continua a denunciare difficoltà nel maneggiare l’euro, ma nemmeno questo ci ha trasformati in nostalgici della lira. La quota di chi non ne vuole sapere di tornare indietro è ancora alta, anche se non ai livelli degli anni in cui l’euroentusiasmo era alle stelle. Secondo una ricerca condotta dall’agenzia Eures, più del 60 per cento degli italiani non vuole tornare alla vecchia divisa, contro un 26,8 per cento che invece preferirebbe già ora avere nel portafogli le vecchie banconote e fare i calcoli a tre zeri.
Così come per la costituzione europea - che sempre secondo un’indagine di Eures va bene così com’è al 67,5 per cento degli italiani - se ci fosse un referendum sull’euro il fronte del «no» non avrebbe nessuna possibilità di vittoria. Quindi l’Italia continua a essere un pilastro dell’Unione europea, almeno per quanto riguarda il consenso.
E almeno per il momento. Perché la nostalgia da lira si sta facendo strada proprio tra chi ha avuto meno tempo per tenere tra le mani le vecchie banconote e cioè tra i giovani. La quota di euroscettici tra gli under 30 è infatti del 33 per cento, un po’ più alta della media e decisamente distante dalle altre fasce d’età (26,2 per cento in quella 30-44 anni, 24,9 per cento in quella 45-59 anni e 23,3 per cento in quella con 60 o più anni).
Che la preferenza per la lira sia soprattutto una reazione al carovita lo dimostra il fatto che una gran parte dei contrari all’euro si trova tra le fasce meno scolarizzate e quindi meno agiate: il 34,9 per cento pro ritorno alla lira a fronte del 17,4 per cento tra i laureati, contrari nel 75,1 per cento dei casi .
Prevedibile la distribuzione politica: decisamente pro moneta unica gli elettori del centrosinistra con il 72,7 per cento, ma anche la maggioranza (il 57,6 per cento) di chi si riconosce nel centrodestra. Meno scontata la distribuzione territoriale delle risposte. I tradizionali alti tassi di europeismo del Sud non hanno retto ai rincari da changeover, tanto che i pro lira nelle regioni meridionali sono pari al 37,1 per cento (a fronte del 51,4 per cento di contrari), contro il 21,2 per cento del Centro e il 22,3 per cento del Nord. Scottate dall’euro soprattutto le donne, tradizionalmente responsabili degli acquisti all’interno della famiglia e forse per questo leggermente più propense al ritorno alla lira (28,3 per cento) di quanto non avvenga per gli uomini (25,1 per cento).
Una spiegazione alle resistenze all’euro che, sia pur minoritarie, cominciano a essere consistenti nel Belpaese si può trovare nell’ultima indagine Eurobarometro (i sondaggi d’opinione sponsorizzati dalla Commissione europea) sul grado di accettazione della moneta unica.
Dal 2001 al 2004 la quota di italiani che ha problemi pratici con la moneta unica è aumentata invece di diminuire. L’Italia e la Francia sono gli unici Paesi in cui la maggioranza dei cittadini dichiara di non essersi del tutto adeguata alla nuova moneta. Nel Bel paese in tutto sono il 64 per cento del campione (il 29 dice di avere avuto qualche problema e il 35 addirittura molti problemi), mentre la Francia si ferma al 58 per cento. Gli italiani sembrano addirittura registrare maggiori difficoltà rispetto all’anno precedente, visto che la quota di chi ha dichiarato di avere gravi problemi nel capire il valore delle monete è cresciuta dal 20 al 35 per cento. Oltre ai francesi, nella parte bassa degli «euro-abili» ci tiene compagnia la Germania (44 per cento di tedeschi che non riesce ad abituarsi), l’Austria e poi l’Olanda, con il 40 per cento. In altre parole, già qualche mese fa dai sondaggi della Commissione europea emergevano chiari segnali di intolleranza alla moneta unica proprio in quei Paesi che, con il «no» alla Costituzione europea, hanno acceso nel continente il dibattito sull’opportunità di tornare alle vecchie divise. Tra i popoli europei meno traumatizzati dall’euro c’è l’Irlanda con il 78 per cento dei cittadini che dichiara di non aver avuto nessun problema nel passaggio dalla lira irlandese alla nuova moneta. Segue il piccolo Lussemburgo con il 71 per cento del campione.
Nel dettaglio, l’indagine Eurobarometro conferma che ad avere maggiori difficoltà sono le donne (54 per cento contro il 42 per cento degli uomini).