Sei mesi di carcere alle lucciole che si prostituiscono per strada

Nuova norma del codice penale: arresto in flagranza per chi offre sesso a pagamento in un luogo pubblico

Nino Materi

Finito il tempo dei «dibattiti», si passa ora alla fase operativa. La prostituzione si combatterà col rigore, nessuna concessione alla linea morbida. Una scelta discutibile finché si vuole, ma una posizione netta andava presa. La Commissione giustizia ha infatti approvato un emendamento al disegno di legge contro il «sesso a pagamento» con il quale è prevista la sanzione della «reclusione sino a 6 mesi per chi esercita la prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico».
Connesso all’emendamento vi è anche una modifica del codice di procedura penale diretta a prevedere «la possibilità dell'arresto in flagranza della persona esercente la prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico».
«In questo modo - si legge in una nota diramata da Forza Italia - si vuole realizzare lo scopo principale della norma, accanto a quello delle forme di assistenza, e cioè la eliminazione della presenza nelle strade delle città italiane di prostitute, spesso provenienti da altri Paesi». Il provvedimento, che è una delle 32 proposte in materia presentate nel corso della legislatura tra Camera e Senato, è stato proposto dal governo il 26 marzo 2003 (a firma Fini, Bossi e Prestigiacomo) e prevede, tra l’altro, l’inasprimento delle sanzioni anche per i clienti delle prostitute e un ulteriore giro di vite contro sfruttatori e chi compie atti sessuali con minori.
Ma oggi l’aspetto destinato a scatenare più polemiche è quello relativo ai sei mesi di carcere per le lucciole di strada. Il più «indignato» di tutti è don Luigi Ciotti: «Una soluzione che punisce la prostituzione a seconda del luogo in cui si esercita e non facilita il lavoro di recupero delle vittime della tratta».
«Rendere illegale la prostituzione in strada - aggiunge il religioso da sempre impegnato nel recupero delle schiave del «racket del marciapiede» - presenta gravi rischi che è bene considerare. La strada, per quanto pericolosa e per molti aspetti problematica, rappresenta un luogo «più sicuro» per le donne rispetto ai luoghi chiusi o appartati in cui finirebbero se la prostituzione in strada diventasse un reato». Ma non solo: «La strada è un luogo “accessibile” a chi propone aiuto e sostegno: oggi le organizzazioni (laiche e cattoliche) contattano le donne dedite alla prostituzione perlopiù sulla strada, con le cosiddette Unità mobili, proponendo loro prevenzione sanitaria e aiuto». Franco Grillini e Anna Finocchiaro, entrambi deputati Ds, protestano contro l'emendamento che punisce chi esercita la prostituzione in luogo pubblico. «Un altro passo verso un'illiberale cultura proibizionista - dichiara Grillini - è stato fatto oggi dal centrodestra che ha votato in Commissione Giustizia il carcere per chi si prostituisce ed ha respinto la proposta della “zonizzazione” avanzata dal centrosinistra. Ancora una volta l'ipocrisia e la sessuofobia della destra italiana si afferma anche nella legislazione a totale dispetto del nome “casa delle libertà”». Gli fa eco Anna Finocchiaro, capogruppo in camera Giustizia: «Il primo risultato dell'emendamento approvato in commissione Giustizia a proposito della pena fino a sei mesi per chi esercita la prostituzione in luogo pubblico, sarà che le donne schiavizzate e costrette a vendere il proprio corpo dovranno farlo in luoghi nei quali nessun controllo potrà essere effettuato. Ciò significa che la tratta di persone e la loro eventuale punizione fisica fino alla morte, rimarranno ancor più impunite perché nessuno le potrà vedere».