Dopo sei mesi Fiorani torna in libertà

Provvedimento analogo per Boni, Spinelli e Conti

Stefano Zurlo

da Milano

Libero. La notizia gli è arrivata ieri pomeriggio con un giorno di anticipo sui suoi calcoli: Gianpiero Fiorani si è visto recapitare, nella sua villetta alla periferia di Lodi, il provvedimento del gip Clementina Forleo che lo restituisce al mondo. Sei mesi esatti dopo l’arresto, scattato il 13 dicembre scorso. Stesso trattamento anche per l’ex direttore finanziario di Bpi Gianfranco Boni, per Silvano Spinelli, ex dirigente della banca, e per Fabio Massimo Conti, ex titolare del fondo Victoria & Eagle. Per loro il lungo tunnel del carcere preventivo è finito.
In realtà la loro libertà non è ancora completa: Fiorani e Boni dovranno andare a mettere una firma in questura due volte la settimana, Spinelli e Conti addirittura tutti i giorni, perchè hanno dimostrato un atteggiamento meno collaborativo. Comunque, una stagione si chiude: il tempo canonico della custodia cautelare è scaduto, i Pm avrebbero potuto chiederne la proroga alla Forleo ma non c’era motivo per insistere. A ben vedere, secondo i Pm, «sussistono ancora delle esigenze cautelari nei loro confronti». In particolare il timore è che Fiorani possa movimentare i conti esteri su cui è depositata parte del suo tesoro, stimato fra i 75 e i 100 milioni di euro. Di qui la richiesta alla Forleo di aggiungere l’obbligo di dimora all’obbligo di firma. Il gip ha risposto no e ha differenziato leggermente le posizioni degli indagati.
Gli ex amministratori di Bpi sono stati interrogati decine di volte, hanno accumulato centinaia di pagine di verbale, hanno più o meno raccontato la loro verità. L’inchiesta Antonveneta, almeno per quel che riguarda il troncone principale, è alle battute finali. Anzi, è in corso un incidente probatorio, una sorta di anticipazione del futuro, probabile processo: Fiorani ha già parlato in aula, consolidando la sua versione, la deposizione di Boni è in corso. E più di uno dei molti avvocati che partecipano alle udienze sottolineano che la procura avrebbe fatto bene ad aspettare fino ad oggi: sarebbe stato più interessante ascoltare Fiorani da uomo libero, non agli arresti domiciliari. E in qualche modo succube dei magistrati che vogliono puntellare le dichiarazioni rese da Fiorani e Boni nel parlatorio di San Vittore.
È andata così. L’indagine sui furbetti del quartierino è agli sgoccioli. Proseguono quelle sulle tentate scalate a Rcs e Bnl. E nei prossimi giorni il gip Forleo deciderà su un’altra richiesta dei Pm che vorrebbero sequestrare i 54 milioni di euro nella disponibilità di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. I due sostengono che i soldi sono il regolare compenso per le consulenze al finanziere bresciano Chicco Gnutti, i magistrati ritengono invece che siano il frutto di reati.