«Sei milioni di italiani portatori sani del batterio»

A Rieti hanno addirittura chiuso le scuole dopo un caso sospetto di meningite. Lei che ne pensa? «È stato un eccesso di precauzione. Ci siamo messi in contatto con l’amministrazione e abbiamo consigliato di non procedere più in questo modo», spiega Donato Greco, capo Dipartimento prevenzione e comunicazione del ministero della Salute.
Perché professore?
«Non c’è alcuna ragione per farlo. Il meningococco non resiste all’aria, muore subito, il contagio avviene per via aerea ma solo tra persona e persona. Servono contatti intimi. È a rischio il compagno di banco, chi mangia o dorme insieme al malato. E le disinfestazioni sono del tutto inutili».
Ma a Treviso le tre persone morte avevano solo partecipato a una festa.
«Però appartenevano tutti a una comunità ispano americana. Evidentemente tra questi ragazzi girava un ceppo più aggressivo di quelli che circolano attualmente in Italia».
Però si continua a morire anche senza focolai epidemici.
«La mortalità è direttamente proporzionale alla velocità della diagnosi: prima si fa la diagnosi, meno si muore. Comunque, Treviso a parte, si registrano in diverse città italiane casi sporadici della malattia. Non si deve fare allarmismo anche perché l’Italia è il Paese europeo con la più bassa incidenza di meningite».
Però tanti genitori sono allarmati. Lei cosa consiglia?
«Di vaccinare i propri bambini entro il primo anno di vita: solo così, in futuro, tutta la popolazione sarà protetta».
Ma in Italia circolano molti portatori sani di meningite?
«Il 10% della popolazione ha il meningococco in gola. In pratica, circa sei milioni di persone sono portatrici sane».
E cosa scatena il batterio?
«Diverse cause: stress, fumo, alcol, affaticamento, affollamento in locali ad alta densità, lo sforzo fisico. Così in certe situazioni il germe passa dalla gola alle meningi».
Quale sintomo di malessere deve far scattare l’allarme?
«La febbre alta associata a un mal di testa fortissimo, intontimento e rigidità nucale: non si riesce a piegare la testa. La meningite non è di difficile riconoscimento e non si può confondere con l’influenza».
Agli adolescenti che fanno molta vita di gruppo consiglierebbe il vaccino?
«Assolutamente no. Noi viviamo in una zuppa di batteri, buona parte positivi, alcuni nocivi. Da nessuna parte al mondo è raccomandata una vaccinazione di massa contro la meningite. Si fa solo se è necessario».
Cioè di fronte a un focolaio epidemico?
«Esattamente. Infatti nella provincia di Treviso si stanno vaccinando tutti i giovani tra i 15 e i 30 anni, ma è una misura di contenimento locale».
Però sembra che le istituzioni regionali siano diventate più sensibili al problema meningite.
«Il vaccino è stato scoperto da pochi anni e già 12 regioni non fanno pagare il costo della dose per i neonati. Entro gennaio anche le altre si adegueranno: stiamo concordando un’offerta attiva e gratuita su tutto il territorio».