Sei mosse per cambiare faccia a Milano

Un «occhio» alto 70 metri all’Arena, obelischi in memoria di Falcone, Borsellino e Calabresi, e il restauro della fontana di De Chirico

Marta Bravi

Rivoluzione. Questa la parola d’ordine del nuovo tandem di assessorati, che vede Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura, e Maurizio Cadeo, collega all’Arredo urbano, protagonisti della renaissance estetica milanese. «Inauguriamo un progetto di etica dell’estetica cittadina» è la premessa filosofica di Sgarbi che ieri ha annunciato “fuochi d’artificio” urbanistici e monumentali per Milano. A cominciare dalla più scenografica: una ruota panoramica alta 70 metri che permetta di ammirare i misteri della città dall’alto. Il “London Eye” in versione meneghina sarà collocato, in posizione obliqua, dietro l’Arena. La proposta, accolta con entusiasmo dai due politici, viene da Fulvio Pelucchi: «Mio nonno è stato il direttore delle Varesine, mio zio è il fondatore di Gardaland, così ho pensato che sarebbe bello poter dare a Milano qualcosa di nuovo».
Una seconda novità, sarà la costruzione di due obelischi, uno per ricordare i giudici Falcone e Borsellino e uno per il commissario Calabresi. «Ho pensato allo scultore Ivan Theimer, il più grande. A Milano - commenta Sgarbi - ci sono monumenti orribili dedicati a grandi personaggi. Un esempio su tutti è quello di Sandro Pertini in via Manzoni. È ora di fare monumenti che dal punto di vista estetico rispettino il simbolo che rappresentano». A proposito di uomini da ricordare, la rivoluzione urbanistica passerà anche dalla toponomastica: «Intitolare una via al grande baritono cremonese Aldo Protti mi sembra doveroso - commenta Sgarbi -. Lo stesso faremo per Franco Verga, fondatore del Centro orientamento immigrati, e ad Alessandro Durini, una statua del quale sarà collocata nella piazzetta in fondo a via Santa Maria Valle.
Ancora: la fontana dei Bagni Misteriosi di De Chirico sarà restaurata e riportata ai colori originali. «Abbiamo già trovato gli sponsor» dice Cadeo. Meraviglia delle meraviglie: è stato ritrovato il pesce, parte della scultura, che era stato trafugato. La Fondazione De Chirico è disposta a darlo in comodato d’uso permanente all’amministrazione. Non solo, in cantiere c’è anche l’idea di ricostruire il teatro di Burri, sempre a parco Sempione, che fu smantellato ed eliminato.
Il New Deal urbanistico non poteva ignorare le colonne di San Lorenzo: «Non penso che mettere le persone in prigione sia la soluzione - dice storcendo la bocca Sgarbi, alludendo al progetto della cancellata -, una soluzione sarà eliminare quelle fioriere mostruose. Per non parlare dell’illuminazione vomitevole che stride con il monumento di epoca romana. Cambieremo tutto». Dietro alla rivoluzione estetica si nasconde anche un côté etico: «Rinnovando la piazza - commenta Cadeo - invitiamo implicitamente i giovani ad avere maggiore rispetto». Anche l’illuminazione e la pavimentazione della piazza antistante Santa Maria delle Grazie sarà riqualificata.
Illuminazione e piccoli interventi anche per piazza dei Mercanti: «Questa volta saranno i privati, banche e associazioni, proprietari della gran parte dei palazzi - anticipa Cadeo - a sostenere i costi per la pulizia degli edifici». I due assessore accenderanno le luci anche all’Arco della Pace, che diventerà l’equivalente dell’Arc de Triomphe di Parigi: un direttore della fotografia progetterà un sistema di illuminazione dal basso per valorizzare un simbolo di pace «eliminando gli orribili lampioni del Viganò e i paracarri. Va da sé che non ci saranno più spiagge e piste da pattinaggio da amministrazione sciatta». Così come sciatti sono «i quattro birilli inutili sul pronao della Scala - come dice Sgarbi alludendo ai lampioni sulla facciata del Piermarini - che non compaiono nemmeno nei quadri di Inganni del 1852. Saranno eliminati in tempo per la “prima”».