Sei Nazioni, un’onda verde travolge l’Italia

Troppo forte l’Irlanda per gli azzurri che crollano nella prima mezz’ora della ripresa. Ma il torneo se lo aggiudica la Francia

da Roma

L’Irlanda fa la festa all’Italia, ma non può far festa. Una meta del francese Vermeulen all’ultimo minuto contro la Scozia, per altro convalidata proprio da un arbitro irlandese (Simon McDowell) davanti alla moviola, ha impedito agli Irish di completare la loro fantastica giornata con la conquista del Sei Nazioni dopo ventidue anni di attesa. La gente di Dublino prima si esalta per le otto mete segnate dai verdi al Flaminio, poi invade Piazza del Popolo per soffrire davanti al maxischermo che trasmette l’altra sfida chiave della giornata da St.Denis, dove la Scozia cerca di aiutare i cugini, ma alla fine deve cedere proprio all’ultimo minuto, a quella che per l’Irlanda sembra ormai diventata la maledetta legge dell’ultimo minuto.
Se la nazionale del trifoglio non può festeggiare la riconquista del Championship lo deve a una serie incredibile di fatalità: una meta subita contro la Francia all’ultimo minuto della sfida diretta persa a Dublino per 20-17, la meta segnata all’ultimo minuto ieri dai Bleus agli scozzesi, ma anche e forse soprattutto la meta subita addirittura a tempo scaduto da De Marigny ieri a Roma,quando un’Italia ormai frastornata ha trovato l’orgoglio per giocare fino in fondo la propria parte nel Sei Nazioni andando a fissare il risultato sul 23-51 per i verdi all’82’. E anche in questo caso dopo consultazione con l’arbitro «moviolista».
Ce ne sarebbe abbastanza per scatenare l’ira di un popolo intero, invece finisce come sempre a canti sui tram e birra a fiumi. Gli irlandesi incassano, non recriminano, non polemizzano. Nemmeno con il loro connazionale che ha offerto il trofeo ai francesi. Nel rugby non c’è spazio per tutto questo, se si pensa che le ultime tre partite del torneo, tutte e tre teoricamente decisive, sono state giocate una dopo l’altra, con l’Irlanda decisamente sfavorita su Francia e Inghilterra visto che le è toccato giocare per prima.
Ma nessuno ne ha fatto un dramma. L’Irlanda ha pensato solo a macinare gioco e a macinare l’Italia. Una partita che è durata praticamente un tempo solo. L’Irlanda oggi è la squadra che gioca il più bel rugby d’Europa e al Flaminio l’ha dimostrato. L’Italia ha sognato per qualche minuto, poi ha accettato il verdetto del campo, tanto più che lo stesso punteggio del primo tempo (20-12 per gli irlandesi) suonava francamente falso alla luce di quanto si era visto: tre mete e un gran gioco da una parte, una resistenza intelligente e ordinata, ma poco più, dall’altra. Con due calci e soprattutto due drop di un Pez particolarmente ispirato a tenere in partita gli azzurri.
Al ritorno in campo delle squadre, però, l’assenza di Pez (bloccato da un guaio alla spalla) si faceva sentire più del previsto, anche se attorno all’incolpevole Scanavacca (il suo sostituto) veniva a mancare praticamente tutta la squadra. Per 24 minuti infatti in campo si vedeva solo verde: più deboli in mischia e sofferenti anche in touche (almeno nel primo tempo), gli irlandesi pensavano solo ad aprire il gioco e per gli azzurri erano guai. La velocità con cui Stringer faceva girare la palla era pari alla voracità con cui i trequarti si scatenavano verso la nostra linea di meta. Il devastante Horgan, ma anche D’Arcy, O’Driscoll, Hickie (autore di due mete come l’estremo Dempsey) si avventavano verso la nostra area e buon per noi che il piede O’Gara (4 su 9) non fosse in giornata di grazia.
Quanto agli azzurri, detto di un primo tempo ordinato, ma un po’ troppo da ragionieri (a parte la splendida azione in sesta fase che ha portato al primo drop di Pez), hanno praticamente concluso il loro Sei Nazioni con un tempo d’anticipo. Salvo poi svegliarsi negli ultimi minuti e ritrovare l’orgoglio per andare a infilare due mete con Bortolami e De Marigny che salvano almeno la faccia. Ma non salvano il Sei Nazioni degli irlandesi. Nel giorno di San Patrizio potevano effettivamente sperare in qualcosa di meglio.