Sei ore di speranza poi l’ok alle intercettazioni

Accolta l’eccezione per «incompletezza delle indagini»

(...) come parte in causa. Ma la decisione non è stata facile, tanto che il verdetto della commissione è arrivata dopo un lungo pomeriggio di «summit». Insomma la giornata è stata tutta qua: cavilli, emendamenti, vecchie sentenze per tentare di far invalidare i testi delle telfonate. Alla fine però la commissione ha rigettato tutte le obiezioni della difesa: il Treviso è ammissibile al processo perchè, anche se in via indiretta, è parte in causa, le intercettazioni sono valide perchè è stato fatto valere l’auonomia della giustizia sportiva, non sarà utilizzato altro materiale (la difesa aveva chiesto di risentire le bobine, mentre varanno, come detto, i testi delle intercettazioni), il Venezia non può essere perseguito perchè fallito, mentre è stata accolta l’incompletezza delle indagini (in caso di nuovi elmenti potranno esserci altri approfondimenti). Il primo a prendere la parola è stato l'avvocato Maurizio Mascia, legale dell'assente Massimo Borgobello, che ha sollevato il problema della legittimità delle intercettazioni telefoniche e ambientali «anche se disposte dall'autorità giudiziaria», mettendo anche in dubbio la fedeltà delle trascrizioni delle stesse intercettazioni e l'inesattezza di alcune frasi «incollate». Mascia ha sostenuto che questo materiale sarebbe «copia di un atto pubblico oggettivamente falsificate». Poi è stata la volta dell professor Franco Coppi che ha parlato per conto di Enrico Preziosi ribadendo ancora una volta l’impossibilità di utilizzare le intercettazioni come prove ed ha chiesto anche il rinvio del procedimento dopo lo stralcio della posizione di Matteo Preziosi per unificare tutte le posizioni. Nella sua esposizione il professor Coppi ha evocato la mancanza in questo procedimento di altri personaggi (come anticipato ieri), a cominciare dal presidente del Venezia Luigi Gallo e lo stesso Torino: «Nessuno - ha detto - ha indagato sul presunto premio a vincere. Enrico Preziosi ha agito nella convinzione di doversi difendere da manovre messe in atto ai danni del Genoa cioè un premio a vincere del Torino al Venezia», ed ha criticato la qualità del materiale probatorio. «Ci troviamo di fronte - ha detto - ad una trascrizione delle intercettazioni riassunte secondo i criteri dell'accusa. Ascoltiamo quindi le intercettazioni originarie in questo dibattimento».
Sulla stessa linea anche l'avvocato Alfredo Biondi, primo legale del Genoa, secondo il quale lo stralcio della posizione di Matteo Preziosi «Rende monco questo dibattimento». Anche per Biondi le intercettazioni non potevano essere utilizzate. Poi si è entrato anche sul merito dei testi delle telefonate: «Enrico Preziosi - ha detto Biondi - si è sentito in dovere di chiamare Romero per chiedergli un chiarimento e lo stesso presidente del Torino è venuto a Milano a dare spiegazioni».
In totale disaccordo il procuratore federale Stefano Palazzo che ha sostenuto che l' utilizzo delle intercettazioni rientri anche nelle previsioni del Codice della Privacy «Perchè acquisite - ha detto - su disposizione giudiziaria. Ma comunque, ad avviso della Procura, i deferiti hanno implicitamente riconosciuto e confermato i contenuti delle intercettazioni, facendole così entrare nel materiale probatorio a disposizione». In realtà dopo sei ore di seconda camera di consiglio si pensava ad uno stop del processo che invece ha ricevuto il via libera della commissione; processo che è proseguito fino alla tarda serata di ieri sera. Oggi continueranno gli interrogatori, poi, per domani o al più tardi martedì è attesa la sentenza.