Sei ore di tensione per ricucire lo strappo con la fronda anti Opa

Fallisce la strategia attendista del vicepresidente Bertinelli. E l’asse Unicoop-Mps diserta l’incontro con la stampa

Claudia B. Solimei

da Bologna

Il più pronto di spirito è il ferrarese Egidio Checcoli, segretario di Legacoop Emilia-Romagna: «Io? Al telefono al massimo parlo con Zanotti, che è il segretario della mia sezione di Argenta». Una battuta per uscire indenne dalla inevitabile domanda («cosa pensa delle telefonate tra Consorte e Fassino?») rivolta, ieri, ai rappresentanti regionali e dei vari settori della Lega delle cooperative, riuniti a livello nazionale per discutere del futuro di Unipol, con i compagni toscani nella parte dell’accusa contro l’Opa alla Bnl e dopo il terremoto politico-giudiziario che ha travolto gli ormai ex Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. Un’assemblea faticosa: partita con un’ora di ritardo sul tabellino di marcia, la seduta del «parlamentino» cooperativo è andata avanti per oltre sei ore, con una cinquantina di dirigenti stretti nella sala riunioni del seminterrato della torre della Legacoop, quartiere fieristico di Bologna, di fronte alla sede della Regione Emilia-Romagna e a non più di cento metri in linea d’aria dal palazzone nero della Unipol, in via Stalingrado. Lo stile della riunione - sala poco solenne, relazioni fiume, panini e tramezzini nelle pause, totale riserbo con i giornalisti, ai quali si racconta solo quello che si è concordato - sembrava voler rimarcare una differenza: da una parte le cooperative, sane e ancora legate a una concezione sobria del fare economia (e politica); dall’altra, laggiù in via Stalingrado, gli sfarzi e i concerti della finanza che tutto ha travolto.
Dentro e fuori dalla sala si sono visti i pesi massimi del mondo cooperativo: dal presidente nazionale Giuliano Poletti al suo vice Giorgio Bertinelli, e i numeri uno di Toscana, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Puglia. Dopo una partenza tesa, i volti si sono via via rasserenati e uno a uno i capi delle cooperative sono usciti a perorare l’unità del movimento, la caratura del nuovo presidente in pectore di Unipol, Pierluigi Stefanini, bolognese doc, a capo del colosso della distribuzione Coop Adriatica, la necessità di scegliere un nuovo amministratore delegato vicino, ma non per forza organico alle coop. Non tutti, però, si sono visti: la difficoltà del momento, nonostante gli sforzi di facciata, si è letta nell’assenza finale, davanti a taccuini e microfoni, dei toscani, da sempre critici nei confronti dell’Opa Bnl e che vorrebbero dalle nomine un segnale di discontinuità al vertice di Unipol. Forse le loro parole, nei confronti dei compagni emiliani, sarebbero state pesanti e invece non è il momento di mettere in piazza altri panni sporchi. Prima di sedersi in assemblea, era stata la «colomba» Giovanni Doddoli, numero uno di Legacoop Toscana, impegnato in una strenua azione da pontiere con i «falchi» di Unicoop Firenze dell’irriducibile Turiddu Campaini e il Monte dei Paschi di Siena, a cercare di stemperare il clima: «Non trovo ragioni che motivino l’idea di un riavvicinamento - aveva precisato commentando le voci sulla tregua tra i due versanti dell’Appennino - perché già prima avevamo ottimi rapporti e relazioni stabili. È il segno comunque che la politica si è rimessa in moto». Dal vertice, però, è certamente uscita sconfitta la linea attendista del toscano Bertinelli, vice di Poletti. Alla fine, dunque, le bocche rimangono cucite, l’unico deputato a parlare è stato proprio il presidente nazionale Poletti: «Occorre prendere la decisione migliore possibile: entro il 9 ci vuole il gruppo dirigente», e fin qui nulla di nuovo. Poi ha aggiunto, se qualcuno, chissà perché, avesse avuto dei dubbi: «La discussione è stata tranquilla e serena».