Sei osterie liguri premiate con l’Oscar del «Mangiarbene»

A Ne due dei locali cui Slow Food ha assegnato la «chiocciola» della tipicità a prezzi contenuti

Sei ristoranti liguri sono stati gratificati con la «chiocciola» di Slow Food nell’edizione 2008 di «Osterie d’Italia-Sussidiario del mangiarbene all’italiana», in uscita in libreria dal 10 ottobre (a 20,14 euro). I nomi: «Antica osteria dei Mosto» a Ne, «Da Casetta» a Borgio Verezzi, «Germinal» a Taggia, «Gli amici» a Varese Ligure, «La brinca» a Ne, e «Osteria dell’Acquasanta» a Mele. La guida verrà presentata lunedì prossimo, alla Fiera di Modena, nell’ambito della prima edizione di Gusto Balsamico, la rassegna degli aceti del mondo e dell’agrodolce. Per l’occasione Carlo Petrini, presidente Slow Food, e la curatrice della guida, Paola Gho, premieranno i 210 locali che sono stati insigniti del simbolo della chiocciola, «per l’ambiente, la cucina, l’accoglienza in sintonia con la filosofia Slow Food». Giunta alla diciottesima edizione, Osterie d’Italia è diventata sinonimo di Slow Food, di cucina di qualità, di luoghi accoglienti. Gli indirizzi consigliati sono 1700, in Italia e nel Canton Ticino, tra cui 167 novità. La scheda descrittiva di ciascuno racconta luoghi, personaggi e cucina, evidenziando i piatti più significativi della tradizione regionale; oltre alla «chiocciola», il sussidiario evidenzia 465 «bottiglie», a segnalare una carta dei vini particolarmente ricercata e curata, e 216 «Locali del buon formaggio» che vantano una selezione di prodotti caseari ricca e interessante. È in questo ambito che assumono particolare evidenza i locali segnalati in Liguria, fra cui le due «osterie» di Ne, grazioso centro di piccole dimensioni nell’entroterra che però ha assunto da tempo un ruolo di eccellenza dal punto di vista enogastronomico grazie alla capacità e alla creatività dei titolari della Brinca e dell’Antica osteria dei Mosto.
La guida di Slow Food propone anche itinerari alla scoperta dei farinotti liguri, oltre che delle ombre di Venezia, della cucina di strada a Napoli, dei trippai di Firenze, delle trattorie dello stoccafisso di Ancona, dei grotti ticinesi, dei fornelli pugliesi, dei chioschi del Poetto cagliaritani e altri ancora. Ritorna inoltre il Dizionario gastronomico regionale notevolmente ampliato rispetto all’edizione scorsa: 1768 definizioni per orientarsi tra i piatti della cucina delle regioni italiane. La più significativa novità di quest’anno è la segnalazione dei locali accessibili ai disabili e delle cucine che preparano piatti senza glutine. Osterie d’Italia resta comunque fedele alla formula che da quasi vent’anni segnala locali con caratteristiche basate su autenticità dei sapori e fedeltà agli usi gastronomici regionali, che mantengono un legame ideale con le vecchie osterie. Costante l'attenzione al prezzo: al di sopra di una certa soglia - 35 euro a persona vini esclusi - non si entra nella guida.