«Sei regioni e zero province Ecco la vera rivoluzione»

Presidente Formigoni, lei aveva messo a disposizione due piani del Pirellone per ospitare i ministeri. Offerta declinata?
«Nessuno mi ha più fatto sapere nulla. Ma non me la sono presa».
Alcuni suoi colleghi del Pdl dicono che il trasferimento dei ministeri sia una regressione feudale. Concorda?
«Non concordo né con chi si straccia le vesti come se il trasferimento fosse un crimine contro la Repubblica, né con chi dice che è l’inizio di un’era nuova».
Di cosa si tratta allora?
«Stiamo parlando di quattro uffici. Non è lesa maestà. E tra l’altro non sono nemmeno ministeri ma sedi decentrate. Ricordo che esistono da sempre».
Oltre ai ministri leghisti, anche Michela Brambilla aprirà la sede a Monza. Stupito?
«Mi ha telefonato per dirmelo. Mi ha spiegato che vuole aprire una sede anche a Napoli. Per chi si occupa di turismo mi sembra una buona idea».
Bossi dice che hanno pagato tutto, anche le scrivanie. Quindi non ci saranno costi aggiuntivi.
«Vorrei ben vedere. Il problema è capire a cosa serviranno i ministeri al Nord».
Lo dice con una punta di acidità?
«No, lo dico nella speranza che servano. Entreranno in funzione da settembre: benissimo, stiamo a vedere quali servizi daranno in più ai cittadini».
Ma è scettico sulla loro utilità?
«Faccio solo notare che i cittadini sono critici su come funzionano i ministeri. E non su dove sono».
Secondo lei questo decentramento può dare il via al federalismo?
«Nient’affatto e lo sa benissimo anche la Lega».
Allora quando si potrà dire: è iniziato il federalismo?
«Quando ci sarà un trasferimento reale dei poteri alle regioni, con relativi finanziamenti. Noi lo abbiamo chiesto dal 2007».
Bossi e Berlusconi dicono che non c’è alcun problema. Ma non sembrano convintissimi.
«Il problema in realtà è grosso come una casa ma spero sia finita l’era del dissenso. Veniamo da una sconfitta elettorale pesante e l’alleanza non gode di buona salute. Gli elettori ce lo hanno detto prima di quest’ultima manovra, figuriamoci ora».
Già, ma lei ha più volte detto che la manovra era necessaria.
«Necessaria lo è davvero ma ha picchiato troppo sul ceto medio. Quando siamo in difficoltà economiche non possiamo chiedere sempre e solo ai cittadini».
Cosa propone quindi per aggiustare il tiro?
«Chiedo di spalmare i sacrifici anche sui ministeri che invece hanno ricevuto soltanto una spazzolatina. Il sacrificio maggiore lo stanno facendo le Regioni e non è giusto».
Lombardia in testa.
«Come sempre. Io non chiedo certo privilegi. Voglio però che ci sia equità. Le Regioni coprono il 50% dei tagli quando dovrebbero far fronte solo al 16%. Ho già detto che siamo disponibili ad alzare la percentuale al 22% ma non di più».
Anche la riforma Calderoli contribuisce a tagliare. Cosa ne pensa?
«Ragioniamoci su. Stavolta non possiamo fallire e non si può ripetere il percorso della devolution».
Ticket, pensioni e stipendi pubblici. Ma in realtà quali sono i tagli che farebbero davvero la differenza?
«Quelli sulle autonomie locali: dai Comuni alle Regioni».
Cosa intende proporre al Governo?
«Chiedo l’accorpamento dei Comuni con meno di 50mila abitanti. E ricordo che nel nostro programma di governo c’era l’abolizione delle Province. Tagliamole, a cominciare da quelle che sono centri di spreco, o per lo meno riduciamole».
E le Regioni?
«Qualche anno fa la Fondazione Agnelli propose di ridurle a dodici. Io aggiungo che si potrebbe addirittura arrivare a sei».
Insomma, si rivoluzionerebbe la mappa italiana?
«Abbiamo regioni troppo piccole che costano tantissimo e che non sono competitive. Ci vogliono meno regioni ma con più poteri».