Sei tonnellate di «botti» al pianterreno

Decine di famiglie residenti in una palazzina di Ponte di Nona, quartiere residenziale sulla via Prenestina, dormivano sopra una polveriera, ignari del fatto che tutti i giorni correvano il rischio di saltare in aria. In un ampio magazzino al piano terra dello stabile erano infatti stipati migliaia di fuochi artificiali illegali, stoccati senza alcuna misura di sicurezza.
A sequestrarli, più di sei tonnellate tra cipolle, razzi, petardi, mortai, «vulcano» e «bombe di Maradona», tutti rigorosamente fuori legge, di produzione cinese e importati clandestinamente in Italia, è stata la Guardia di finanza del gruppo di Fiumicino, che ha denunciato i responsabili, tre cittadini cinesi tutti sulla quarantina.
I militari delle Fiamme gialle, nell’ambito delle indagini finalizzate al contrasto della criminalità cinese, sono entrati in azione prima che la merce finisse sul mercato, dopo aver avuto notizia dell’arrivo nella capitale dell’ingente spedizione di petardi per circa tre milioni di euro, destinati ad essere venduti nella capitale in occasione delle prossime festività. Dopo avere individuato un negozio apparentemente regolare all’Esquilino che in realtà serviva come punto di raccolta degli ordini della pericolosa merce, gli investigatori, hanno notato uno strano via vai di persone che entravano ed uscivano di continuo senza aver comprato nulla, per poi recarsi tutti nella stessa direzione, verso la periferia est di Roma, dove veniva visionata la merce e presi gli accordi di dettaglio per la sua consegna.
Sono state indagini complesse a causa delle numerose cautele adottate. Ma giorni e giorni di appostamenti e pedinamenti, alla fine hanno condotto alla palazzina, caratterizzata da una frenetica attività da parte di alcuni cinesi già noti alla giustizia. Il blitz è scattato all’alba. Il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Roma titolare delle indagini, Pierluigi Cipolla, ha disposto l’esecuzione di perquisizioni nelle case degli indagati, nel negozio e nel magazzino.