Sei uomini in fuga sulla strada sbagliata

Ieri le comiche. Succede, è successo e molto probabilmente succederà ancora. Fa parte del rischio del mestiere del ciclista: imboccare la strada sbagliata. Immaginate di vedere la scena a “velocità da comiche”, magari con il bianco e nero tipico dei film di Stanlio e Ollio: corsa ciclistica con sei corridori in fuga, che pedalano forsennatamente e si lanciano in discesa, ad una rotonda tirano dritti ma quando arrivano in fondo alla valle si guardano, rallentano, sembrano increduli. Perché sulla strada non c’è più nessuno, sono sparite le indicazioni, manca il clima della corsa e soprattutto c’è il traffico di tutti i giorni. E allora girano le biciclette, affrontano in salita la discesa appena percorsa, ritrovano la rotonda maledetta, la gente e l’aria del grande avvenimento ma il gruppo è già passato, la corsa è andata e con essa anche i cinque minuti di vantaggio che i corridori avevano conquistato.
Ora riavvolgete il nastro del film, ridate alla pellicola i colori dei giorni nostri e ambientate il tutto nel cuore delle Langhe ed avrete la documentazione esatta di quel che è successo ieri sulle strade del Giro del Piemonte. Nella discesa che da Diano d’Alba porta verso Grinzane Cavour, giungendo alla rotonda incriminata le staffette di inizio corsa hanno regolarmente svoltato a sinistra, poi la polizia stradale che precede di giustezza i corridori ha infilato la strada di destra e l’agente di polizia municipale che presidiava l’incrocio ha lasciato fare: i corridori si sono infilati a gran velocità dietro la polizia stradale e hanno continuato a scendere convinti di aver preso la strada verso la salita de La Morra e poi il traguardo di Cherasco.
Solo una volta giunti a Gerbelletto, i sei - Luca Solari e Alessandro De Marchi della Androni, il francese Tony Gallopin della Cofidis, lo spagnolo Oscar Puyol della Cervelo, Sonny Corbelli della Colnago ed Elia Favilli della Isd Neri - si sono accorti di aver imboccato la strada sbagliata, hanno fatto inversione di marcia e sono tornati sui loro passi, sprigionando rabbia ad ogni pedalata. Ma quando hanno riguadagnato il percorso, il gruppo ormai era già transitato e volava a giocarsi la vittoria, andata poi al belga Philippe Gilbert autore di un vero e proprio “numero” all’ultimo chilometro: il vantaggio dei sei - che al momento del guaio oscillava fra i 4 minuti e 30 e i cinque minuti, si era ad una trentina di chilometri dal traguardo - completamente dilapidato, la grande occasione sfumata e la fatica di una giornata intera sprecata.
I sei poi sono arrivati al traguardo naturalmente furibondi, in particolare i due stranieri e i due della Androni, mentre Colbrelli e Favilli, che sono stagisti - vale a dire dilettanti in prova nella categoria superiore -, si guardavano attorno con l’aria stranita per cercare magari di capire quel che era successo. Ma la loro rabbia, naturalmente, non è servita a nulla: come nelle comiche d’antan, i sei protagonisti sono stati gli unici a non trovarci niente da ridere.