Seicento chilometri di «lavori in corso» Un altro esodo estivo tra cantieri aperti

Seicento chilometri di strisce gialle, carreggiate ridotte e puzza di bitume. Seicento chilometri di traffico alternato, di operai in tuta che sventolano bandiere rosse e, soprattutto, di code. Lunghe, interminabili, sotto il sole. Agosto 2008: l’esodo è scattato puntuale, in concomitanza sono iniziati i rallentamenti, i serpentoni di vetture bloccate, tanto annunciati dai servizi di informativi messi in campo da Anas e Aci quanto comunque sempre pericolosi, quando ti si parano di fronte dietro a una curva. E sulle automobili incolonnate in fila indiana, con il cofano che punta verso il mare, il mantra cantilenato dalla voce del Ciss che ricorda i «Rallentamenti tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello», o i «venti chilometri di code alla barriera di Mestre» diventa una compagnia costante.
Nonostante gli sforzi dell’Anas e delle altre concessionarie autostradali, anche questa estate sono infatti molti i cantieri aperti sui sei mila e seicento chilometri del sistema autostradale italiano. Il «piano per l’esodo estivo» rivolto a 130 milioni di veicoli che tra luglio, agosto e settembre viaggeranno in autostrada, portando al mare o in montagna tre su quattro vacanzieri italiani, ha dovuto fare i conti con i «cantieri non amovibili»: questa la definizione tecnica di tratti di carreggiate che non possono, per le dimensioni dei lavori in corso e il numero di macchinari impiegati, essere aperte al traffico. Anche nei giorni a bollino nero, nei week end peggiori per la viabilità in cui oltre dieci milioni di veicoli si riversano sulla rete di autostrade, decine di chilometri di strade determinanti rimangono chiusi al traffico, o percorribili a corsie ridotte, o deviati su carreggiata unica a doppio senso di marcia. Con tutti i rischi per la sicurezza che ne conseguono.
Proprio per cercare di limitare i rischi per l’incolumità delle famiglie in viaggio per le spiagge l’Anas ha approntato un esercito di oltre milleduecento uomini e settecento mezzi, che affiancheranno le forze messe in campo dalla polizia stradale. Cercheranno di evitare gli inevitabili ingorghi sui tratti più critici come l’Autosole, la A14 Adriatica in direzione di Ancona, i tratti liguri che percorrono le due Riviere o la A4 in direzione di Venezia. Settanta in tutto i cantieri che non interromperanno i lavori: venticinque sulle arterie a diretta gestione Anas, trentacinque sui 5.695 chilometri dati in concessione (18 a bassa criticità, 16 a media criticità e uno ad alta, sull’A24 Roma L’Aquila Teramo).
E se da un lato il numero dei lavori è il metro dello sforzo in corso per ammodernare la rete viaria, dall’altra è il segno dell’inadeguatezza della infrastrutture stradali italiani a fronte degli attuali livelli di traffico: praticamente ultimate negli anni settanta, le autostrade sono rimaste per troppi anni ferme: corsie insufficienti per numero e larghezza, svincoli importanti mai realizzati, colli di bottiglia e infrastrutture vetuste che sistematicamente diventano trappole per gli automobilisti. L’incidente dell’altro ieri sulla A4 all’altezza di Cessalto (Treviso), causato da un guard rail tra le due carreggiate troppo basso, ne è l’ultimo tragico esempio. Ora si corre ai ripari: quasi venti miliardi di euro investiti, la maggior parte dai due maggiori attori del comparto - Anas e Autostrade per l’Italia -, per dotare il Paese di strade sufficientemente larghe. Da nord a sud decine di mastodontiche opere in corso - dalla variante di valico al passante di Mestre, dalla Catania Siracusa alla Vicenza Rovigo, per arrivare a lei, la più famigerata autostrada italiana, l’incubo di ogni guidatore: la Salerno Reggio Calabria.
Sette miliardi e mezzo di euro di investimenti per rendere efficienti i 443 chilometri della principale dorsale del Sud. Sulla sola A3 si trovano infatti 71,5 dei seicento chilometri complessivi di tracciato interessato dai lavori (erano 39,3 nel 2007) e ben nove cantieri inamovibili su settanta. «Dimostrazione della forte accelerazione che abbiano dato ai lavori» fanno sapere dall’Anas. Si potrebbe aggiungere che lo stesso dato dimostra i ritardi accumulati nei lavori.