Seicento poltrone in scadenza Prodi ingrana la retromarcia

Il portavoce Sircana: «Tocca al nuovo esecutivo». Ma se si vota ad aprile, questa maggioranza farà in tempo

da Roma

Passa attraverso la data delle elezioni, la partita delle nomine. Silvio Sircana, portavoce del governo, precisa che sarà compito «di un altro governo» procedere al rinnovo dei cda degli enti e delle aziende quotate e no a controllo o a partecipazione pubblica: un plotone di 600 persone.
«Sgombriamo il campo dal falso problema delle nomine», dice una nota di Palazzo Chigi. In realtà, Sircana sa benissimo che tutto dipende da quale governo porterà il Paese al voto: quello di Prodi dimissionario o un altro. Se le Camere venissero sciolte immediatamente, e si votasse in aprile le nomine le farebbe l’attuale governo. Se, invece, si votasse a giugno, le farebbe il governo «ponte». Una cosa è certa: se si votasse a giugno, non le farà il governo uscito dalle elezioni. Per un problema di tempi e di leggi.
Sircana, infatti, ricorda che nel caso delle società quotate (Eni ed Enel, soprattutto) «è previsto che l’azionista pubblico presenti le liste dei candidati amministratori entro aprile. Questo termine può essere prorogato a giugno». La prorogatio a tempo illimitato, infatti, non esiste più; e gli amministratori possono restare in carica per un massimo di 45 giorni. Se l’azionista presenta le liste a fine aprile, gli amministratori possono restare fino al 15 giugno; poi essere sostituiti.
E quale governo ci sarà in aprile? Se le Camere venissero sciolte immediatamente, e Prodi portasse quindi il Paese al voto il 6 o il 13 aprile, sarebbe il suo governo a fare le nomine. In attesa dell’insediamento delle Camere e la composizione del nuovo governo (normalmente servono una ventina di giorni), resta in carica il governo dimissionario. E visto che la legge dà il termine ultimo di aprile per indicare le liste, queste dovrebbero essere elaborate dall’attuale governo. Per queste ragioni, le previsioni di Angelo Rovati (SuperInps con Tiziano Treu presidente) non erano parole “dal sen fuggite”; ma un quadro ben definito e messo a punto nei dettagli.
Se si votasse a giugno, vorrebbe dire che le forze politiche si sono messe d’accordo su un nuovo governo che sarebbe in carica ad aprile. A quel punto sarebbe questo governo ad elaborare le liste; magari, sfruttando anche la proroga di 45 giorni, previsti dalla legge.
Una cosa è certa. Non sarà il governo che esce dalle urne di giugno a fare le nomine. E per un motivo semplicissimo: le stesse non possono essere fatte a settembre: vuoi per la limitazione della prorogatio, vuoi per non far mancare segnali al mercato.
E c’è chi pensa che proprio il problema delle nomine rappresentino una molla in più per Veltroni per puntare alle elezioni a giugno. Seppure le urne dovessero favorire Berlusconi (come indicano tutti i sondaggi), il centrodestra non potrebbe nominare nemmeno un consigliere d’amministrazione. Mentre un anticipo del voto in aprile, favorirebbe Prodi. Da qui, l’obiettivo di arrivare ad un governo «ponte»; anche per le nomine.