Seifert, il terribile passato

Riemerge la terribile storia del campo di Bolzano e dell'ex SS di origine ucraina. La poesia in dialetto di un sopravvissuto sulla morte di due prigionieri. La denuncia di un giornale canadese nel 2001

Roma - A vedere oggi l’84enne Michael Seifert, assiduo frequentatore della chiesa di Vancouver ed irreprensibile proprietario di un’ elegante abitazione a Commercial Street, si stenta a riconoscere o anche solo a immaginare il lugubre passato del sanguinario "Misha", l’ex caporale delle Ss di origine ucraina che a soli 20 anni seminò morte e dolore tra i prigionieri del campo di Bolzano insieme al connazionale Otto Sein.

Ergastolo per crimini e torture Nato a Landau (Ucraina) il 16 marzo 1924, Seifert è stato condannato all’ergastolo in via definitiva per i crimini e le torture compiuti tra il 1944 e il 1945. Entro domani ’Mishà sarà preso in consegna da funzionari dell’Interpol di Roma e successivamente consegnato all’autorità giudiziaria militare del nostro Paese. Michael Seifert riuscì a trovare rifugio nel 1951 in Canada, nel British Columbia, dove è vissuto per tutti questi anni. Dai capi d’accusa nei confronti del ’boia di Bolzanò emerge un vero e proprio inferno di orrori: nel campionario di violenze di cui Seifert è stato riconosciuto responsabile figurano giovani ebree violentate, strangolate o seviziate, prigionieri torturati con l’acqua gelata, finiti a bastonate, squartati o lasciati morire di fame. Tra i deportati sopravvissuti c’è chi, come l’intellettuale veneto Egidio Mereghetti, pensò di scolpire nel tempo, per sempre, l’atroce ricordo dell’incubo vissuto nel campo di detenzione di Bolzano consegnando alla memoria la poesia in dialetto ’Bartolo e l’ebreetà, semplice e allo stesso tempo agghiacciante nella sua terribile potenza descrittiva, in cui ripercorre le sofferenze di due prigionieri-simbolo: il primo si chiamava Bartolo Pezzutti, che Seifert uccise squarciandogli il ventre. La seconda era una giovane ebrea violentata da Misha e chiusa in una cassa, poi inchiodata al suono di una sinistra litania dallo stesso sottufficiale delle Ss.

La poesia di un sopravvissuto La poesia "Bortolo e l’ebreeta" fu pubblicata da Meneghetti con lo pseudonimo di Antenore Foresta e raccolta poi nel volume "Cante in piassa", pubblicato a Venezia nel ’55. Con queste parole l’autore descrive il dramma di Bartolo Pezzutti, che venne riacciuffato dopo un tentativo di fuga e rinchiuso in cella prima di andare incontro ad una morte atroce: "un furlàn magro biondo cò ’na bocheta rossa da butina: l’avea tentà de scapàr via dal campo e l’è finido nela cela nera. Tri giorni l’à implorado Missa e Oto, tri giorni l’à sigà 'No voi morìr', tri giorni l’à ciamado la so mama". Così, invece, viene ricordata la sventurata giovane ebrea, che si consumò 'come una candelina' dopo le sevizie patite e poi venne chiusa dallo stesso Seifert in una cassa: "stanote s’è smorsada l’ebreeta come ’na candeleta de seriola consumà. Stanote Missa e Oto ià butà nela cassa du grandi oci in sogno e quatro pori osseti sconti da pele fiapa. E adesso nela cassa ciodi i pianta a colpi de martèl e de bastiema (drento ale cele tuti i cori trema e i ciodi va a piantarse nel servèl). E a cavàl dela cassa adesso i canta esequie e litamie: 'heiliges Judenschwein ora pro nopis, zum Teufel Schweinerei ora pro nopisi". La poesia che inchioda Misha al suo passato ha avuto una notevole eco anche in Canada. Rick Ouston, il giornalista canadese che ha seguito di persona tutto il processo di primo grado a Verona, ha sollevato nella sua città lo scandalo della presenza a Vancouver di un criminale di guerra. "Rick - si legge sulle pagine web deportati.it’dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) - ha scritto al nostro sito, e in pochi giorni abbiamo trovato la soluzione"

Un giornale di Vancouver svelò la storia La poesia "Bortolo e l’ebreeta", di Egidio Meneghetti è stata tradotta in inglese dalla traduttrice italo-americana Mary Rizzo. Il giornalista Rick Ouston ha accompagnato la traduzione con una lunga e dettagliata presentazione per i suoi lettori, ricordando il processo di Verona e la condanna inflitta a Misha per i delitti. L’11 novembre 2001 la poesia tradotta da Mary Rizzo e i testi di corredo di Rick Ouston sono usciti con molta evidenza sul Vancouver Sun, rievocando la terribile vicenda di Bolzano e facendo luce sugli inconfessabili trascorsi di Seifert. È stato così che anche l’opinione pubblica canadese ha avuto la possibilità di conoscere una vicenda italiana a lungo dimenticata e rimasta per troppo tempo impunita. Sempre nel 2001, la parrocchia di cui è assiduo frequestatore Michael Seifert, a Vancouver, ha stanziato la somma di 2.000 dollari per partecipare alle spese di difesa dell’ex criminale nazista, che era stato condannato nel novembre 2000 all’ergastolo dal Tribunale Militare di Verona. "Interrogato sulle ragioni del suo appoggio - si legge su deportati.it - il parroco della chiesa dedicata alla Sacra Famiglia ha risposto candidamente che 'Anche Cristo fu condannato da un tribunale. Vuol dire forse che era colpevole? Sono passati 55 anni, le accuse contro Seifert sono incredibil', ha aggiunto. La decisione del parroco ha suscitato vibrate reazioni di protesta tra i superstiti dello sterminio nazista". Ma la lunga parentesi canadese di Misha è ormai terminata.