Seimila pianisti imitano Lang Lang

Si contano sei milioni di studenti di pianoforte, lo strumento d'Occidente che sulla Cina esercita un ascendente senza pari. Un fenomeno alimentato dalle glorie di Lang Lang e di Yundi Li. Numeri da capogiro anche sul fronte dei direttori d'orchestra per una Cina che si conferma fabbrica del pianeta pure sul fronte musicale. Le sale da concerto spuntano come funghi, affidate alla creatività dei migliori architetti. Così Zaha Hadid ha progettato un teatro d'opera per Guangzhou, Carlos Ott ha firmato contratti per una serie di auditorium. Ha da poco aperto i battenti il National Center for Performing Arts di Pechino, a un passo da piazza Tienanmen, tre sale per complessivi 5.500 posti a sedere, un mega cupolone di vetro e titanio uscito dalla penna del francese Paul Andreu. Così come è francese, Jean-Marie Charpentier, firma del Grande Teatro di Shanghai.
Ed ora ci si chiede dove pulserà, in futuro, il cuore musicale della vecchia Europa, cosa si intenderà per periferia culturale. Per il taglio del nastro, il Centro di Pechino punta su un mix di musiche di casa propria e d'Europa. Ma lo sguardo è fisso sull'Occidente. Filosofia che ha ispirato anche il format del concerto di capodanno, del nostro capodanno (31 dicembre e replica il primo gennaio), con protagonisti del Sol Levante e d'Occidente impegnati in un programma d'importazione. Sul podio dell'Orchestra Nazionale Sinfonica cinese ci sarà il giapponese Seiji Ozawa più la superstar Lang Lang, il violinista russo Vadim Repin e il soprano Kathleen Battle. Un evento che fa lievitare le quote della Pechino delle Olimpiadi. Curiosità, Lang, che reggerà la torcia e suonerà alla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi, spiega che sarà pure l'annunciatore di un Galopp Cinese di Johann Strauss I, pagina che i Wiener hanno incluso nel loro concerto di Capodanno.
L'Occidente musicale boccheggia e va alla ricerca di nuovi mercati ora incarnati dalla superpotenza asiatica. Così la Filarmonica della Scala in settembre sarà in estremo Oriente con tappe in Giappone, Corea, Taiwan e debutto in Cina al seguito del coreano Myung-Whun Chung e con asso nella manica Lang Lang. Anche Antonio Pappano promette di portare Santa Cecilia in Cina, appuntamento nell'agenda del 2010.
L'avveniristico Centro musicale di Pechino ha solleticato gli appetiti di tante formazioni di classe, a partire dal Mariinsky di San Pietroburgo e del suo direttore Valery Gergiev: il primo ad aver ricevuto e raccolto l'invito del Performing Arts (il 25 dicembre). Sono poi attesi Lorin Maazel con la NY Philharmonic e Kurt Masur con la London Philharmonic. E l'Occidente trasloca nella Repubblica Popolare.