«Selezionatore l’anno prossimo? Mi piacerebbe»

nostro inviato a Sanremo

Spesso tutto capita al contrario di come te l’aspetti. L’altra sera, subito dopo l’esibizione anti par condicio di Lorenzo Cherubini, Fabrizio Del Noce non era arrabbiato come ci si sarebbe aspettato. Anzi, s’è complimentato. E qualcuno l’ha sentito chiedere all’entourage di Jovanotti di essere contattato il più presto possibile per il festival del prossimo anno. Ospite? Concorrente? Presentatore? Direttore artistico? I contatti sono solo ai primi passi ma è indicativo che ci siano già stati mentre il Festival era ancora in corso. Di sicuro Jovanotti è il personaggio che ha le credenziali giuste per conquistare quella transizione che molti si aspettano per il Festival. E la sua apparizione dell’altra sera ha registrato un consenso di critica e di pubblico altissimo e trasversale, roba che dai teen agers ai settantenni si sono messi a canticchiare davanti agli schermi le due canzoni che l’artista una volta chiamato Jovanotti (ora è meglio Lorenzo Cherubini, è una persona nuova) ha inscenato vicino a Ben Harper. E lui? E Cherubini? Se gli parli, la prima cosa che dice è che «la par condicio rovina gli spettacoli, alla fine ti fa venire voglia di fare il ribelle». E poi aggiunge: «Mi sono pentito della battuta su Berlusconi, dentro quell’argomento mi ha tirato Chiambretti. Io in realtà non volevo essere volgare e invece lo sono stato». Poi giusto un’occhiata al festival di oggi («La coppia Baudo Chiambretti funziona») ed è già tempo di pensare a quello di domani. Allora Lorenzo che cosa risponderebbe al direttore Del Noce? Lì per lì, si lascia andare a un «se il Festival quest’anno ha fatto pochi ascolti, con me sarebbe un disastro, ogni volta che ho fatto tivù ne sono uscito a pezzi, anche se Ballandi mi chiede sempre di fare uno spettacolo». Ma poi apre una porta larga così. «Pensavo fosse arrabbiato, Del Noce. E invece mi fa piacere che gli sia piaciuto il mio show. Il Festival del prossimo anno? Mi vedrei come selezionatore delle canzoni, sarebbe bello fare una squadra per Sanremo che deve ripartire dall’idea che la tivù sta cambiando. La mia generazione si sta allontanando dagli schermi. E a me piacerebbe dare una mano a trovare l’orientamento giusto per un Festival che fa pur sempre parte della nostra vita». Trattative iniziate, dunque.