"Il self service costa meno ma gli italiani lo snobbano"

"Il 70% del venduto è ancora servito, all’estero solo il 10%"

Milano - La differenza di prezzo tra la benzina in Italia e quella venduta all’estero? Sì, c’è, ma c’era al contrario anche qualche mese fa, quando era meno cara nel nostro Paese, e nessuno se ne era accorto. Ma c’è anche una situazione in cui se si chiudono certi piccoli impianti di vendita (che costano e non rendono) gli automobilisti devono farsi trenta chilometri per arrivare al distributore più vicino. Senza dimenticare che pure dove c’è il self service una fetta importante della clientela sceglie il rifornimento «servito», anche se costa di più. Pier Francesco Pinelli, amministratore delegato della Erg Petroli, che gestisce la raffinazione e distribuzione del gruppo in Italia, mette le mani avanti: «Io parlo dal punto di vista della Erg, non di tutte le compagnie».

«Il differenziale (la differenza tra prezzi italiani ed esteri, ndr) c’è ed è di 3-4 centesimi e i motivi sono strutturali e sono quelli conosciuti: la scarsa diffusione dei self service, una costosa rete capillare dovuta alle caratteristiche del territorio, gli impianti che come fonte di guadagno non possono affidarsi alla vendita di prodotti diversi e infine la mancanza di punti vendita presso i supermercati. Detto questo c’è un problema in più, che rende in ogni caso impossibile un paragone serio tra i prezzi italiani e quelli stranieri: ed è il sistema di rilevamento, che è calcolato in tempi diversi e su tipologie diverse. Alcuni misurano solo i prezzi del market leader, altri misurano punti di vendita a rotazione, altri ancora applicando dei coefficienti di correzione, noi, in Italia, invece guardiamo il prezzo ufficiale nazionale. Sono parametri che possono essere paragonati solo su tempi lunghi: tra marzo e maggio in Italia erano più bassi, ma nessuno diceva niente».

Va bene, e i vostri prezzi?
«Di solito tutti i ragionamenti si fanno riferendosi al prezzo consigliato su base nazionale. Noi, invece, i prezzi li stabiliamo in base alla situazione concorrenziale locale lasciando un margine di manovra al gestore, un fenomeno ignorato dal sistema di rilevamento: ieri tra il prezzo consigliato e quello più basso, praticato nel punto più competitivo c’era una differenza di 61 millesimi, nell’ordine di grandezza a cui si fa riferimento nel dibattito di questi giorni».

Ma siete alti o no?
«Ieri siamo scesi di 3 centesimi sulla benzina. E in ogni caso siamo stati gli unici che fino a fine luglio abbiamo comunicato le nostre variazioni specificando quanto ci scostavamo dal prezzo internazionale. Sono numeri pubblici che dimostrano che la storia della doppia velocità è totalmente falsa: dal giugno 2005 al giugno 2007 il prezzo della benzina è cresciuto di 5 millesimi, mentre l’accisa totale sui carburanti è salita di 6. In sostanza ci abbiamo perso un millesimo. Questi dati siamo pronti a discuterli con chiunque».

E l’idea di vendere presso gli ipermercati?
«Negli ultimi anni abbiamo aperto 26 punti di vendita presso la grande distribuzione che avranno un impatto sugli impianti meno efficienti: li vorremmo aiutare a vendere altri generi perché possano stare a galla, ma ottenere le licenze di vendita è quasi impossibile».

Ma è vero che si dovrebbero chiudere impianti?
«Per un po’ di anni c’è stata questa tendenza, che nel 2006 si è invertita e sono stati aperti 50 nuovi punti vendita. La nostra linea è: meno impianti, ma più grandi. Un Francia e Spagna c’è un distributore ogni 70 km, in Italia ogni 22: da noi ci sono 10 milioni di motorini, non possono fare venti chilometri per 10 euro di carburante».

Ultima questione, i self service...
«In Italia il 30% del venduto è self, il 70% servito. All’estero il 90% self, il 10% servito. I clienti italiani preferiscono essere serviti. Lo sa che in certe zone presso i distributori automatici notturni c’è l’extracomunitario che fa il rifornimento e intasca la mancia? E anche un solo euro è molto di più della differenza di prezzo tra self e servito».