Sella sceglierà il successore alla guida dell’Abi

L’attuale presidente tra i cinque saggi. L’associazione prende tempo sulla sospensione della Bpi rimandando le carte ai probiviri

Mario Attanasio

da Milano

Colpo di scena all'Abi: Maurizio Sella sceglierà il suo successore. Il suo nome, infatti, figura nella lista dei cinque saggi votati ieri dal Comitato esecutivo della confindustria del credito per indicare il nuovo presidente. Il compito di sondare il terreno tra i banchieri, prima di designare il nome del prossimo primo inquilino di Palazzo Altieri, è stato dunque affidato a Giovanni Bazoli (presidente di Banca Intesa), Elio Faralli (presidente della Popolare dell'Etruria e del Lazio), Antonio Patuelli (presidente della Cassa di risparmio di Ravenna) e Camillo Venesio (ad della Banca Piemonte). Saranno loro, dunque, insieme con il numero uno uscente Sella, a scegliere il nuovo presidente che sarà poi formalmente eletto dal Consiglio dell'associazione dopo l'assemblea annuale di luglio. Il criterio di scelta, già soprannominato dei «quattro con» ha seguito una logica ferrea: un rappresentante di un grande gruppo bancario, uno delle popolari, uno dell’Acri e uno delle banche private. Su quest’ultimo aspetto è uscito dalla lista Corrado Faissola, ad di Banca Lombarda. Un primo motivo è che si duplicherebbe con Bazoli, che è presidente di Intesa, ma anche vice presidente proprio di banca Lombarda. Il secondo è che diventa automaticamente «più libera» la sua corsa alla successione di Sella. Con lui restano, nelle indiscrezioni dei palazzi, ancora in corsa Carlo Salvatori e Roberto Mazzotta. Anche se non è detto che chi parte avanti finisca meglio.
Ma non si è discusso solo della successione a Sella, ieri, al vertice dell'Abi. All'ordine del giorno, infatti, c'era ancora la questione «sospensione Bpi». I banchieri, per il momento, hanno preso tempo. Ufficialmente, la decisione, arrivata non senza code polemiche, mira a «poter ulteriormente esaminare la gravità dei fatti». Attraverso una procedura piuttosto complessa ora la palla passa all’ufficio dei probiviri. Ma si tratta di un «approfondimento inutile», secondo alcuni. E in realtà, come riferiscono altri membri del Consiglio direttivo, c'è l'auspicio che la vicenda «cada nel dimenticatoio e riceva meno attenzione da parte dei media». Se ne riparlerà il 30 maggio (prossimo Consiglio dell'Abi), quando il neo ad della Popolare italiana Divo Gronchi – che ieri ha ricevuto ancora molti incoraggiamenti dai suoi colleghi - dovrà dimostrare di aver completato quell'opera di discontinuità, avviata alla fine dello scorso anno, volta al rifacimento del top management e degli organi societari nonché al completo risarcimento dei clienti truffati con la gestione Fiorani.