Sella vuota il sacco e fa il nome del medico che l’ha dopato

Il ciclista ha spiegato come ha avuto la Cera (la nuova Epo). Ha perso un contratto da un milione, rischia 2 anni di squalifica

da Roma

Un’ammissione di colpa, ma anche una confessione completa con nomi e particolari sulla sua vicenda. Emanuele Sella imita il collega Riccò: quasi due ore di audizione e un corposo verbale per vuotare il sacco, ammettendo di aver assunto un farmaco proibito - l’ormai celeberrima Cera, l’Epo di terza generazione -, spiegando il contesto nel quale ha ricevuto tale sostanza e facendo i nomi di chi e come gliel’ha procurata (ad aiutarlo potrebbe essere stato, ma il condizionale è d’obbligo, un medico forse veneto non nuovo a vicende di doping).
Il vicentino esce sollevato dall’incontro - si trattava di una comparizione spontanea del ciclista - con il procuratore antidoping del Coni Ettore Torri. Incontro al quale Sella è arrivato con largo anticipo, quasi non vedesse l’ora di parlare, di confessare il suo errore. Evidentemente il ciclista veneto, vincitore quasi a sorpresa di tre tappe all’ultimo Giro d’Italia e leader della speciale classifica riservata agli scalatori, non ne poteva più: doveva alleggerire la propria coscienza (e la propria posizione, come era accaduto per il collega Riccardo Riccò, «beccato» durante il Tour) dopo la positività riscontrata in un controllo «fuori competizione» effettuato dall’Uci, l’Unione ciclistica internazionale, lo scorso 23 luglio. «Oggi mi sono tolto un grosso peso - ha ammesso il ciclista al termine dell’incontro in Procura -. Sono cosciente di quello che è avvenuto e per questo ho deciso di collaborare. Spero che Torri sia rimasto soddisfatto della mia audizione, ma ora non posso dire nient’altro, lasciamo spazio alle indagini».
Il corridore è stato accompagnato a Roma dal suo avvocato difensore Eriberto Rosso e dal suo procuratore Claudio Pasqualin, il primo a spingerlo sulla strada della collaborazione già dopo la notizia della positività. Lo stesso Pasqualin, all’uscita dagli uffici dello stadio Olimpico, si è limitato a consegnare un breve comunicato spiegando che «Sella ha tenuto un atteggiamento pienamente collaborativo con la procura antidoping rendendosi disponibile e il procuratore Torri ha apprezzato il suo atteggiamento. Sella ha ammesso l’assunzione di un farmaco, spiegando il contesto entro cui questa assunzione è avvenuta. Delle altre cose non possiamo parlarne perché sono presenti nel verbale di presentazione spontanea consegnato al procuratore».
Un verbale nel quale sarebbero contenuti nomi e dettagli legati alla vicenda che ha portato il ciclista all’assunzione della Cera (l’Epo di terza generazione che è una sostanza di uso ospedaliero che non si trova in farmacia, ma sembra quasi certo sia stata importata dalla Serbia nell’ambito di un traffico internazionale di sostanze dopanti). Prima di andar via, Pasqualin ha anche confermato che si «andrà in giudizio, aspettiamo la formale contestazione ma, per la collaborazione fornita, ci aspettiamo una riduzione della pena in base a quanto stabilito dal codice. Sappiamo che può essere dimezzata».
Sella, già sospeso dalla sua squadra (la Csf Navigare) e dal Tribunale nazionale antidoping, ha visto sfumare un contratto di un milione di euro per i prossimi tre anni e rischia ora ventiquattro mesi di squalifica. Il 27enne vicentino aveva conquistato i successi alla corsa rosa sull’Alpe di Pampeago, sulla Marmolada e a Tirano, chiudendo tra l’altro al secondo posto dietro Pellizotti la cronoscalata di Plan de Corones. Dopo che era esploso il caso Riccò al Tour de France, il 17 luglio scorso, Sella aveva detto: «È una sconfitta per il nostro sport». Poi, improvvisa, la sua positività il 23 dopo un controllo fuori competizione («Sella era uno dei soggetti da monitorare con la massima attenzione anche al di fuori delle gare», precisò l’Uci). E dopo le classiche dichiarazioni di rito sull’estraneità ai fatti, l’ammissione di colpa. Come il collega Riccò, insieme al quale pagherà (in misura ridotta perché entrambi pentiti) l’errore commesso.