Sellerio, 40 anni di libri nel segno del blu

Fondata nel 1969, la casa editrice siciliana festeggia l'anniversario con una collezione speciale: "La rosa dei venti". Ossia la riedizione dei 20 titoli più importanti della sua storia. Nell'inconfondibile copertina blu tornano France, Bufalino, Atzeni, Glaucer. E Camilleri...

Milano - A volte, per fortuna, ritornano. La casa editrice Sellerio compie quarant'anni, quarant'anni elegantemente in blu, e come regalo di compleanno - non a se stessa, ma ai lettori ovviamente - ha deciso di ristampare i suoi venti libri «decisivi», quelli che hanno fatto la storia e disegnato l'inconfondibile fisionomia della "maison": venti titoli simbolo - «La rosa dei venti» si chiama la collezione speciale per l'anniversario - scelti non solo per le qualità letterarie ma perché vengono considerati le pietre miliari del lungo cammino percorso dalle edizioni fondate nel 1969 da Elvira e Enzo Sellerio a Palermo, nella centrale via Siracusa: libri che hanno avviato un nuovo filone, acceso un nuovo interesse, affermato un nuovo scrittore. Da «L'affaire Moro» di Leonardo Sciascia, gran patron della casa editrice siciliana, a «Notturno indiano» di Antonio Tabucchi, da «Diceria dell'untore» del "professor" Gesualdo Bufalino a «La biblioteca scomparsa» di Luciano Canfora, da «Il figlio di Bakunin» del purtroppo (quasi) dimenticato Sergio Atzeni alla «Stella distante» del gigantesco Roberto Bolaño, da «Il birraio di Preston» dell'immensamente benemerito Andrea Camilleri a «Riti di morte» della "signora in giallo" Alicia Giménez-Bartlett fino a «Testimone inconsapevole», il primo caso dell'avvocato Guerrieri del nuovo bestsellerista della "famiglia" Sellerio, Gianrico Carofiglio. E poi, ancora: Maria Messina, Luisa Adorno, Vincenzo Consolo, Adriano Sofri, Santo Piazzese, il misterioso Holiday Hall, il raffinato Friedrich Glauser... «Venti libri esemplari - spiega Elvira Sellerio - da considerare anche come le tante istantanee dell'album ideale dei nostri primi quarant'anni. Per riconoscere e guardare più da vicino una tessera molto piccola, ma molto brillante e colorata, del mosaico mobile della nostra storia di italiani».

Esiste il blu di Prussia, e poi c'è il blu Sellerio, un blu unico nella sua sfumatura. Così unico da costituire il primo e il più visibile elemento di identità dei piccoli «sellerini» che riconosciamo a distanza, inconfondibili, allineati come soldatini lungo lo scaffale di una libreria o impilati come mattoncini sul bancone di un autogrill... Come i cioccolatini: impossibile resistergli. E per una volta, non sarà un peccato cedere alla tentazione di uno dei gioiellini della «Rosa dei venti» che mancano alla propria collezione. Magari partendo dalla riedizione del leggendario "Numero Uno" della collana «Memoria», quella che diede alla casa editrice siciliana l'impronta blu, vale a dire «Il procuratore della Giudea» di Anatole France, nella traduzione di Leonardo Sciascia (che per festeggiare sarà dato in omaggio ai lettori il 3 e il 4 luglio in tutte le librerie): un titolo leggendario per la Sellerio, che segnò un nuovo modo di lavorare ai libri: e infatti la nuova edizione è introdotta da uno scritto di Salvatore Silvano Nigro sul ruolo giocato dalla casa editrice nel panorama culturale di questi quattro decenni, affermandosi con uno stile editoriale originale, caratteristiche fortemente identificative (il colore blu delle copertine, la gestione familiare e la «palermità»), inaugurando la stagione dell'editoria indipendente dalle grandi proprietà e, nello stesso tempo, lanciando sulla scena autori che ne sono stati, e continuano a essere, protagonisti. Come disse Elvira Sellerio in una famosa (e rara) intervista televisiva ad Andrea Barbato del 1988: «Quando lavoro, penso a persone più colte di me, i lettori. È un mestiere che va fatto con umiltà e spirito di servizio. La mia unica ambizione è cambiare l'immagine della Sicilia».

Beh, Donna Elvira ce l'ha fatta, eccome. Ha cambiato l'immagine della Sicilia e ha scritto una pagina - elegantissima - dell'editoria e della storia letteraria italiana. Fondata su un'idea nata da una chiacchierata tra i coniugi Sellerio e due "vecchi" amici - Antonino Buttitta, il famoso antropologo, e a Leonardo Sciascia, per vent'anni la mente e l'anima di quel curioso salotto palermitano dove per tradizione «tutti parlano a bassa voce» - la Sellerio ha sfoderato centinaia e centinaia di titoli, imposti libri-culto («L'affaire Moro», piuttosto che «Diceria dell'untore», piuttosto che «La forma dell'acqua»), ha lanciato best e long seller, ha rischiato il naufragio finanziario negli anni Novanta ma si è salvata grazie a un compassato signore di nome Andrea Camilleri, del suo Commissario Montalbano e dei suoi 5 milioni di copie vendute nel mondo, da Vigata al Giappone. «Il successo di Camilleri arrivò in un momento di difficoltà per la casa editrice e fu fondamentale per la sua sopravvivenza - ricorda Antonio Sellerio, figlio di Elvira e di Enzo - e oggi ci permette di continuare a lavorare con serenità. Qual è il nostro segreto? L'indipendenza, l'etica, ossia non portar via autori ad altre case editrici, e la passione: quello che rende bello il nostro mestiere è pubblicare un autore che altrimenti non sarebbe pubblicato». Ossia quello che Sellerio fa molto bene da quarant'anni. Auguri "bluissimi".