Semafori col trucco sequestrati in dieci Comuni dell’hinterland

Scandalo T Red. Il numero di telecamere irregolari da rimuovere è destinato a salire,
Arrestato il titolare della ditta di Desio che le forniva agli enti
pubblici. Per le vittime si apre la possibilità del ricorso: più di mille multe contestate in pochi mesi

Da Verona a Milano, la strada è la stessa. Sono due inchieste parallele. Quella procura veneta, e quella del pm Alfredo Robledo. Indagini che si affiancano per fare luce sulla presunta «trappola» per automobilisti: i t-red, le telecamere a infrarossi, vere e proprie «ghigliottine» dei semafori. Ieri, i carabinieri del capoluogo scaligero sono arrivati fino alle porte di Milano, per sequestrare gli apparecchi al centro delle due indagini.
Dieci i comuni dell’hinterland in cui le telecamere sono state rimosse. Si tratta di Corsico, Basiano, Masate, Magnano, Pieve Emanuele, Pogliano Milanese, Pregnana Milanese, Rescaldina, Settala e Seveso. Comuni che si aggiungono a quelli finiti nell’inchiesta del pm Robledo, che indaga sul «cartello» di società che avrebbero truccato le gare d’appalto per ottenere i contratti di fornitura con gli enti locali: Paullo, Spino d’Adda, Cinisello Balsamo, Masate, Basiano e Settala. Ma i militari si sono presentati anche nel Lodigiano, nei comuni di Livraga e Sant’Angelo Lodigiano. Il numero, però, è destinato ad aumentare. Sotto la lente degli investigatori, infatti, ci sono altri contratti firmati degli Enti locali con la società fornitrice dell’apparecchiatura. È il grande territorio della «Kria srl», la ditta con sede a Desio il cui amministratore unico - Stefano Arrighetti, 45 anni di Seregno - è stato arrestato con l’accusa di frode nelle pubbliche forniture. Secondo gli investigatori, infatti, Arrighetti avrebbe omologato solo la telecamera senza mai chiedere né ottenere dal ministero dei Trasporti l’omologazione dell’hardware dell’apparecchiatura che fa funzionare l’intero sistema. In altre parole, le telecamere che hanno scattato decine di migliaia di foto - portando milioni di euro nelle casse delle amministrazioni pubbliche - non sarebbero le stesse per cui dagli uffici romani è stata data l’autorizzazione all’uso. Secondo l’accusa, quindi, si tratterebbe di un trucco per moltiplicare le multe, con tanto di incentivi ai funzionari della polizia locale compiacenti, che arrivavano a ottenere un bonus fino al 20 per cento sull’indennità di servizio. Un affare per tutti. Tranne, ovviamente, per gli automobilisti.
Proprio per gli automobilisti finiti sotto la «tagliola» del t-red, ora, si apre una finestra per fare ricorso. E, se le accuse saranno confermate anche dalla sentenza di un tribunale, vincerlo. Spiega infatti Vito Dattolico, presidente dei giudici di Pace di Milano, che «a questo punto, nel caso di ricorsi a multe date per infrazioni rilevate da t-red, siamo tenuti a sospendere il processo di opposizione in attesa dell’esito del procedimento penale». Tempi lunghi, dunque, ma con una prospettiva finale. «Perché qualora fosse accertata la fondatezza delle accuse - continua Dattolico - il giudice di Pace annullerà i verbali, e il ricorrente non subirà danni». E negli uffici di via Francesco Sforza, la pioggia di ricorsi è già iniziata. Più di mille i verbali contestati in pochi mesi, esclusi quelli del comune di Milano (Palazzo Marino non ha contratti né con la Scae, né con la Ci.Ti.esse, le due società al centro dell’indagine del pm Robledo). Altro discorso, invece, per chi ha già pagato. In quel caso, si potrà ricorrere a una causa civile. Con i tempi - e i costi - che questa comporta.