Semafori con foto e telecamere Migliaia di multe con il trucco

Apparecchi tarati male, e luci che passano troppo in fretta dal giallo al rosso: una trappola per chi è al volante

da Milano

A Como 896 multe in 8 giorni allo stesso semaforo. A Segrate, provincia di Milano, 40mila multe in sette mesi, concentrate in quattro incroci. E poi Settimo Torinese: 25mila contravvenzioni in un paese di 50mila abitanti. L’elenco dei paesi in cui il semaforo è diventato l’incubo degli automobilisti è lungo. A turbare il sonno di chi si mette al volante non bastavano le trappole degli autovelox, sulle nostre strade è sempre più incombente il rischio di finire immortalati dai T-red, diaboliche macchine fotografiche applicate ai semafori. Velocità e rispetto dei segnali stradali sono e resteranno elementi prioritari per la sicurezza, su questo non si discute, ma solo se le infrazioni sono rilevate regolarmente, non ad arte, e magari con il trucco.
Un trucco che a Illasi, provincia di Verona, la procura di Repubblica ha bollato con un altro nome: truffa e falso. Le diecimila multe realizzate dagli apparecchi installati nel paese di 5mila abitanti hanno fatto sorgere una marea di proteste. La procura di Verona si è mossa ed è sorto un sospetto grave: che le multe fossero sparate a raffica da un computer, senza il controllo di un ufficiale di polizia municipale. E che il lasso di tempo impiegato per passare dal giallo al rosso fosse decisamente troppo breve. Sul registro degli indagati sono finiti sindaco, capo dei vigili e rappresentanti delle ditte che si occupano di installare le macchinette e notificare i verbali. Il procuratore capo di Verona Guido Papalia conferma: «Pare che il lasso di tempo tra l’accensione del giallo e quella del rosso non fosse a norma».
E potrebbe non trattarsi di un caso isolato: proprio la sospetta velocità dello scatto da giallo a rosso ha fatto scoppiare rivolte in mezza Italia. A Perugia hanno chiamato le Iene di Italia 1, nel Lodigiano un comitato di cittadini è riuscito a bloccare le macchinette mangiasoldi. E anche in Trentino la rivolta ha convinto molti comuni a fare dietrofront.
Tra le idee mai realizzate dell’ormai ex ministro Bianchi in tema di trasporti, quella di togliere alle amministrazioni locali la gestione dei sistemi di rilevamento della velocità per trasferirla alla polizia provinciale o alla Stradale avrebbe potuto essere accolta positivamente dagli automobilisti. Ma forse qualche comune ha avuto paura di vedersi sfilare la gallina dalle uova d’oro. Ed ecco che il T-red, e gli analoghi apparecchi di controllo fotografico, hanno cominciato a moltiplicarsi. A tanti malcapitati sono quindi arrivate sanzioni amministrative da 137 euro e sono stati tolti i punti dalla patente nel nome della sicurezza. Ma i 20 euro sul totale della multa che andavano alle società che gestivano gli impianti hanno fatto sorgere qualche dubbio di legittimità, che si è rivelato ben presto fondato. La maggior parte di questi dispositivi, infatti, non è tarata in modo regolare, tanto che le uniche auto a farla franca sono quelle che transitano a velocità almeno doppia a quella consentita in quel tratto.
Negli anni sono nati sette importanti famiglie di rilevatori di infrazioni semaforiche: Autostop Mini K10, Photored F17, Italian Red Speed Tm, Photored F17 A, Ftr, Traffiphot III G e Autostop K20. Di questi, però, solo due, l'Italian Red Speed Tm e l'Autostop K20, possono essere impiegati in modo automatico. Per gli altri è necessaria la presenza di una pattuglia, in caso contrario si hanno ottime possibilità di vedere accettato il ricorso presentato al Giudice di Pace.