Semafori truccati: "Così gli appalti venivano pilotati"

Il &quot;cartello&quot; dei semafori aveva un metodo. &quot;Accordi di zona&quot; per spartirsi il mercato, &quot;offerte predefinite&quot; per aggiudicarsi le gare d’appalto, e un &quot;interesse coincidente&quot; con le amministrazioni comunali: &quot;fare cassa&quot;<br />

Il «cartello» dei semafori aveva un metodo. «Accordi di zona» per spartirsi il mercato, «offerte predefinite» per aggiudicarsi le gare d’appalto, e un «interesse coincidente» con le amministrazioni comunali: «fare cassa». È il 22 settembre scorso. Raul Cairoli, amministratore della Ci.Ti.Esse arrestato con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, decide di collaborare con il pm Alfredo Robledo, titolare dell’inchiesta sul giro d’affari che ruota attorno all’installazione in tutta Italia di autovelox e T-Red. Il faccia a faccia dura quasi quattro ore. A emergere sono le regole per dare vita a un monopolio. «Tra me e altri imprenditori - racconta Cairoli - c’era un accordo: ogni società avrebbe dovuto essere favorita per le gare bandite dai Comuni in relazione alla fornitura delle apparecchiature». È l’«accordo di zona». Cairoli lo spiega così. «Ognuna di queste società opera nel proprio ambito territoriale, nel senso che per le gare indette dai Comuni che ricadono in tale ambito ci accordiamo per favorire la ditta tra queste che opera su quel territorio». Quindi, «le altre ditte con cui c’è l’accordo partecipano alla gara stando attente a fare un’offerta più alta di quella della società che vogliamo favorire». A volte capita «che abbiamo concordato le percentuali da offrire, mentre in generale ci limitiamo a fare un’offerta minima predefinita di ribasso, ad esempio dell’1 per cento», oppure a fare offerte «praticamente senza ribasso». La cordata vince sempre. E Ci.Ti.Esse - che commercializza in esclusiva per l’Italia i T-Red - più di tutti. Perché «l’accordo prevede che la società che deve vincere la gara faccia l’offerta più vantaggiosa, e io fornisco con un separato accordo i prodotti necessari alla società che si è aggiudicata la gara». Nessuna concorrenza, vantaggi per tutti. Tranne che per gli automobilisti. Che pagano. Ancora una volta, lo spiega Cairoli. «Era evidente che le richieste dei prodotti tipo T-Red o altri analoghi, vedevano coincidenti gli interessi delle amministrazioni comunali e delle società vincitrici di gara, come si capisce chiaramente dal fatto che le società vincitrici di gara venivano pagate con una percentuale sulle sanzioni effettivamente riscosse, o con un importo fisso connesso al numero delle contravvenzioni elevate o incassate». Più multe, più soldi. Un’equazione chiara alle parti. «La maggior parte delle amministrazioni - conclude il verbale - aveva interesse a fare cassa, e a questo punto sceglieva di collocare gli impianti presso strade con elevato flusso di traffico. Questa situazione era ovvia ed evidente per tutti gli operatori del settore, compresi alcuni esponenti delle amministrazioni pubbliche che non facevano mistero di avere questo interesse».