Sembra ritornato il Gran premio della Lotteria

«È nata una stella!», leggo, a proposito di Sebastian Vettel, in una e-mail inviatami dall’ingegner Giorgio Ascanelli. Non ieri, ma cinque mesi fa. Come dire che, fin dagli inizi, gli esperti hanno individuato nel giovane tedesco le doti del campione. Tecnicamente, invece, è stridente come la pioggia di Monza, oltre al pilotaggio, abbia esaltato le capacità ed il buon senso di un tecnico di lunga esperienza (nato in Ferrari), contro le chimere inseguite dagli uomini dei «top team». Pur dovendo ammettere che certi errori in qualifica possono trasformarsi in vantaggi da gara.
Perché quello odierno non è il Gp d’Italia, ma il Gp della Lotteria di Monza. Per molti, così concentrati sugli assetti da bagnato estremo, secondo la denominazione delle gomme utilizzate, il vero dramma sarà una gara sull’asciutto, per l’impossibilità di alterare la preparazione delle macchine dal Q3 alla partenza. Ed è stato chiaro che alla Ferrari hanno puntato su regolazioni intermedie per Massa e su una impostazione soltanto umida per Raikkonen, eliminato in Q2, già prima dell’«aquaplaning». Alla McLaren, invece, hanno dimezzato il problema, con il giusto assetto per Kovalainen e con una vera esagerazione (perfino le gomme intermedie al primo lancio) per Hamilton, anche lui bocciato in Q2.
Datemi una buona previsione meteo e vi darò la macchina vincente, sembravano giustificarsi gli ingegneri. E questo spiega quanto complesse siano divenute le variabili, nella moderna Formula 1, per caratteristiche di pneumatici, geometrie di sospensioni, configurazioni aerodinamiche e pesi. Se, poi, arriva un giovanissimo dall’enorme sensibilità con la bassa aderenza e con la testa sulle spalle, a differenza dell’altro «ragazzino», survoltato e presuntuoso (linguaccia e scorrettezze a parte), il divario si fa insostenibile. Peccato, perché la Ferrari sembrava avere più dello 0,15% di margine sulla McLaren.