Il semestre positivo non salva Saras da un tonfo in Borsa

Il titolo ha perso il 5,91% con forti scambi

da Milano

Non bastano gli utili netti in crescita del 21% a 128 milioni, i ricavi in aumento del 28% a 2,8 miliardi, né le attese positive per il secondo semestre alle azioni della Saras che ieri hanno incassato un’altra batosta in Borsa, perdendo il 5,91% a 4,61 euro con 9,7 milioni di pezzi scambiati. Sull’andamento dei titoli ha pesato il calo del 7% dell’utile nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2005 e la riduzione del 18% del margine operativo lordo nel semestre a causa di un importante ciclo di manutenzione programmata, anche se il direttore generale, Paolo Alfani, in una conference call ha detto che nel secondo semestre «verrà a mancare l’impatto del ciclo di manutenzione che a livello operativo lordo pesa per 40-50 milioni». Il margine di raffinazione, che è stato di circa 6 euro al barile nei primi sei mesi, è salito a 7-8 euro e dovrebbe mantenersi su questi livelli fino a fine anno, contro una media del settore che è di 5 euro al barile, ha detto Alfani.
Insomma, il titolo, che era stato collocato a 6 euro il 18 maggio, non accenna a riprendersi nonostante le notizie sostanzialmente positive che vengono dalla società e la conferma che la percentuale dell’utile distribuito a dividendo continuerà a mantenersi intorno al 50% come nei bilanci degli ultimi anni. Il patrimonio netto del gruppo della famiglia Moratti, in seguito alla quotazione in Borsa, all’acquisizione di Starlux e al risultato positivo del periodo, è salito dai 529 milioni di fine 2005 ai 1.216 milioni di fine giugno. Ma evidentemente gli operatori sono stati più influenzati dai dati negativi.
Alfani ha anche fatto il punto su due questioni non direttamente legate al bilancio: in primo luogo ha chiarito che i Moratti non hanno nessun interesse per la Tamoil che è stata messa in vendita dagli azionisti libici della Lafico. Saras infatti «non ha presentato nessuna offerta» anche se «ha sicuramente esaminato il dossier Tamoil, come continueremo a fare anche in futuro ogni volta si presenteranno delle opportunità». Con Tamoil, ha spiegato, «si trattava di entrare in un business sostanzialmente diverso»: «La nostra strategia è di miglioramento del nostro sito produttivo».
Infine, secondo Alfani, considerando i soli fondamentali, il prezzo del greggio dovrebbe collocarsi «tra i 65 e i 70 dollari al barile, ma a questo bisogna aggiungere anche tutti gli altri fatti contingenti» come quelli del Medio Oriente e del’Alaska. «La situazione in termini di produzione di greggio, ma anche e soprattutto di capacità di raffinazione rispetto alla domanda, è molto al limite - ha aggiunto - bastano piccole oscillazioni per determinare aumenti anche consistenti».