«Seminaristi dallo psicologo? Solo se d’accordo»

I vescovi correggono la bozza sul documento della formazione dei nuovi sacerdoti

nostro inviato ad Assisi

I vescovi italiani dicono sì all’ingresso dello psicologo nei seminari ma senza alcun obbligo e senza che i candidati al sacerdozio siano tenuti a sottoporsi ai test. È quanto è emerso dagli ultimi due giorni di lavori dell’assemblea della Cei, che ha corretto in modo significativo la prima bozza del documento sulla formazione dei futuri preti proprio in relazione all’uso dei metodi «psicodiagnostici». Ieri il Giornale ha pubblicato un passo della bozza iniziale, nel quale si affermava che «occorre accertarsi con l’ausilio di una adeguata psicodiagnostica che il candidato sia libero da patologie» tali da pregiudicare il suo cammino in seminario. Nell’articolo veniva peraltro spiegato che quello citato era un testo non definitivo e dunque soggetto a ulteriori discussioni e modifiche. Nella seconda stesura consegnata ai vescovi il testo era già stato cambiato, specificando che l’uso dello psicologo non era in alcun modo obbligatorio (come invece si sarebbe potuto evincere alla prima bozza), ma un’opzione facoltativa. Proprio su questo punto, come aveva ammesso martedì scorso lo stesso Segretario della Cei, Giuseppe Betori, si è discusso molto tra i vescovi. Nel corso delle ultime ore sono stati presentati almeno cinque nuovi emendamenti che hanno sottolineato la non obbligatorietà del ricorso ai metodi psicodiagnostici ribadendo che, in ogni caso, questi strumenti non potevano essere usati per «testare» la vocazione del seminarista, sulla quale sono chiamati a vegliare soltanto i superiori e il direttore spirituale.
Alla conferenza stampa di ieri, l’arcivescovo di Lucca Italo Castellani ha chiarito che nel testo definitivo non c’è «nessun obbligo» per il seminarista di essere esaminato dallo psicologo. Il futuro sacerdote «può chiederlo, se lo desidera, o eventualmente gli può essere suggerito». Il sostegno psicologico «è finalizzato alla valutazione di quegli aspetti che permettono al candidato di rispondere con libertà e autenticità alla vocazione», vale a dire la «conoscenza di sé e dei propri valori, dei propri doni e anche di quelle fragilità su cui il candidato potrà lavorare insieme all’équipe educativa».
Ma la psicodiagnostica è fatta dagli psicologi o dagli psichiatri? «È una questione di lana caprina – risponde il professor Francesco Bruno, psicopatologo e docente alla Sapienza di Roma – perché anche nel caso i test vengano eseguiti dagli psicologi, nel caso si riscontrino delle patologie, la diagnosi va fatta da un medico, cioè da uno psichiatra». Bruno ricorda che test psico-attitudinali vengono effettuati per carabinieri e poliziotti (qualche forza politica vorrebbe introdurli anche per i magistrati), dunque «non vedo perché non si possano proporre anche per i futuri sacerdoti, vista l’importanza della missione che saranno chiamati a svolgere».