La semplicità di Matt Dillon «resuscita» il vero Bukowski

A Charles Bukowski è riuscito da morto quello che a nessun altro grande romanziere contemporaneo, è mai capitato: trovare un attore capace di incarnarlo con così tanta autorevolezza e naturalezza da resuscitarlo. È come se ogni bar frequentato dal romanziere, ogni bottiglia svuotata, ogni donna riempita, ogni lavoro perduto, tutto e sempre comunque nel nome della totale fedeltà alla scrittura, non la vita come un romanzo, ma il romanzo della vita, abbia anche fatto parte dell’esistenza di Matt Dillon, una sorta di gioco degli specchi che a distanza di tempo riflette un’immagine nell’altra fino a comporne una nuova e coerente. Chi ha in mente le foto classiche dell’ultimo Bukovski (il successo cominciò a sorridergli verso i sessant’anni) troverà nel volto quarantenne di Dillon lo stesso sguardo beffardo e velato, la stessa noncuranza scambiata per disprezzo, la medesima vitalistica disperazione. Come diceva Bukovski, «un intellettuale è un uomo che dice cose semplici in maniera complicata. Un artista è un uomo che dice cose complicate in maniera semplice». La semplicità con cui Dillon rende una vita coscientemente bruciata spiega la differenza fra un bravo attore e un grande attore.

FACTOTUM di Bent Hamer (Norvegia/Usa 2005) con Matt Dillon, Marisa Tomei, Lili Taylor. 94 minuti