Sempre e comunque dalla parte della vita

In riferimento alla vicenda spezzina dei due genitori che, alla 23a settimana di gravidanza, scoprono una malformazione cardiaca nel feto, non sembra dalle notizie riportate che la madre abbia turbe psichiatriche a causa dello stato del bambino né tanto meno problemi di salute fisica! È il bambino che non vogliono perché potrebbe soffrire! Qui adesso non si tratta di difendere la posizione della sacralità della vita rispetto alla bioetica «laica» che promuove la qualità della vita. No, perché sarebbe una posizione di comodo e fuori luogo oltre che irrazionale. In realtà è proprio la qualità della vita che dipende prima di tutto dal rispetto della vita di ogni persona ed è a partire da questo inviolabile diritto sancito dalla nostra Costituzione che scaturisce il dovere di promuovere sempre la vita di ogni uomo a partire dal rispetto del neoconcepito, dall'embrione e quindi dal feto. Neppure in questo caso, la valida ricerca di una qualità di vita del figlio, come dichiarano i genitori, può legittimare e giustificare l'interruzione di una vita umana, la soppressione di un bimbo non ancora nato in ragione di un difetto fisico. Non può esserci contrapposizione tra qualità della vita e sacralità della vita, perché a seguire le orme di una strada che punti alla qualità selettiva della vita si rischierebbe di assecondare una biologia eugenetica e razzista che giustifica la soppressione di un essere vivente, non ancora nato, a causa di una malformazione diagnosticata in fase prenatale e neonatale, nel caso che non possegga le qualità fisiche richieste dagli adulti e dall'ideologia di coloro che stanno bene. La diagnosi prenatale sta diventando sempre più strumento di selezione per i soggetti non sani e per creare quello stato di angoscia, dolore e paura che spingono i genitori a chiedere una interruzione di gravidanza. La diagnosi prenatale invece deve essere finalizzata alla cura e non alla eliminazione di una vita umana: questa deve essere la diagnosi prenatale, per accompagnare e sostenere psicologicamente i genitori nello sviluppo della maternità laddove esistano figli che non godranno della piena salute, e il possedere difetti fisici non deve diventare ragione giustificabile per una condanna a morte, né per il neoconcepito, né per il feto, né per il neonato né per l'anziano. La terapia medica unita alla promozione della vita nascente, dal concepimento fino alla morte naturale, sono un forte e indelebile segno di civiltà e di rispetto per ogni essere umano. Ai genitori di questa vicenda noi ci sentiamo in dovere di rinnovare l'invito alla tutela della vita del loro figlio non ancora nato, evitando la strumentalizzazione del caso e senza cadere nel pietismo mediatico che non eviterebbe ai diretti interessati la triste luttuosità di una maternità interrotta. Nessuno può prevedere quali passi possa compiere la medicina nei prossimi vent'anni e sicuramente il trapianto di cuore potrebbe diventare una valida terapia chirurgica di correzione della malformazione gravissima. Sonya Amillya Taylor, la bimba statunitense nata alla 22a settimana di gravidanza dimostra che abbiamo a che fare con un essere vivente. La legge Italiana, che impedisce l'aborto terapeutico oltre la 22ª settimana è veramente ingiusta, come dice Il Secolo XIX, ma ingiusta nel senso che non dovrebbe mai permettere un aborto, soprattutto ad oggi che abbiamo visto fotograficamente oltre che ecograficamente che si tratta sempre di un essere umano dalle sembianze già umane.
Ai genitori che mi hanno contattato via mail infine desidero sottolineare personalmente che:
«Il fatto che un bambino nasca senza un braccio non è assolutamente ragione sufficiente e valida, nella mia valutazione delle cose, per dire no alla vita, ad una vita umana che comunque è già iniziata. Non sono ancora padre e nell'attesa di diventarlo, per intanto, nonostante tutto, continuo a difendere la vita e a sostenere la tutela dei bambini non ancora nati, perchè sono esseri viventi indifesi ai quali non è ancora data l'opportunità di parola per difendersi.
«Non credo che l'aborto sia una scelta semplice. Siamo da due anni in relazione con alcune mamme che hanno scelto questa strada e non possiamo trascurare che nell'ambito della interruzione volontaria di gravidanza le donne per anni, (questo è statisticamente dimostrato) ricordano la scelta sofferta fatta, arrivando anche a pensare che forse sarebbe stato meglio evitarla.
«Sia chiaro che il Movimento per la vita, di cui io faccio parte, e i vari Centri di Aiuto alla Vita, sparsi per tutta Italia, lavorano per cercare di offrire all'aborto una valida alternativa che non sia una battaglia contro la mamma, ma insieme alla mamma. Noi, e me compreso, ci sentiamo davvero vicini ai genitori in questione, e per chi è cattolico come me, vi assicuro che abbiamo affidato il tutto alla protezione di Giovanni Paolo II, che della difesa della vita ha fatto il suo Magistero.
«Infine riguardo al sostegno economico, da parte nostra da sempre sono disponibili aiuti concreti di persone che in maniera anonima fanno donazione di loro risparmi per sostenere mamme che abbiano deciso di non abortire: tali aiuti prendono il nome di Progetto Gemma.
Non considerateci una presenza invadente e irriverente della sensibilità per la drammatica e triste situazione di questi giorni, ma semplicemente una voce per fare sapere ai genitori che ci siamo e che se venisse deciso di portare avanti la gravidanza, noi saremmo con loro. *Movimento per la Vita Liguria