Sempre più ciclisti morti: limite dei 30 all’ora in città

Ieri un ottantenne schiacciato da un camion in piazzale Baracca. Salgono a cinque le vittime degli ultimi tre mesi. Ed è polemica

Matthias Pfaender

Non si è accorto del ciclista che gli si era affiancato sulla destra, e ha tranquillamente sterzato, imboccando con l’automezzo corso Magenta. Così, poco prima delle nove di ieri mattina, all’incrocio di piazzale Baracca, un camionista ha travolto un anziano di 79 anni che viaggiava in bicicletta. Vano il rapido intervento sul luogo dell’impatto degli uomini del 118: l’uomo è morto sul posto.
Secondo Eugenio Galli, presidente di «Ciclobby» (un’associazione cicloambientalista che dal 1986 promuove l’utilizzo dei pedali nel comune di Milano), lo scontro è stato causato dall’«angolo morto», ovvero quella zona della fiancata del veicolo che lo specchietto retrovisore laterale non permette di inquadrare. L’incidente di ieri è «purtroppo un caso molto, anzi troppo frequente. Esiste una direttiva europea - ha spiegato Galli - che impone di risolvere il problema con l’adozione di particolari misure tecniche e tecnologiche ma non è ancora stata adottata. Basterebbe una telecamera o uno speciale sistema di specchietti retrovisori per evitare questo tipo di incidenti».
Poche ore prima della disgrazia che è costata la vita all’anziano, nella periferia nord di Milano, un altro ciclista veniva ricoverato al San Raffaele per un incidente analogo: un pensionato di settant’anni stava pedalando lungo via Adriano in direzione di via Padova quando è stato investito da una betoniera. Ha riportato lesioni molto gravi, ma non è in pericolo di vita.
Nell’arco dell’estate la città di Milano è stata teatro di numerosi incidenti che hanno visto coinvolte biciclette: cinque morti e due feriti gravi il drammatico bilancio di tre mesi di pedalate cittadine.
«Non è motivo di stupore - ha commentato Luigi Riccardi, fondatore dell’associazione “Ciclobby” e presidente della Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) -. Questi incidenti sono il risultato di due fattori: primo, il fatto che Milano sia una città maledetta per il trasporto su bici, e secondo, che il numero di coloro che scelgono la bicicletta per muoversi in città aumenti costantemente».
Secondo le stime di Ciclobby, che realizza annualmente il censimento delle «biciclette milanesi», nel 2006 sono stati 30mila gli ingressi quotidiani di ciclisti nel centro storico. Un dato che segna un aumento del 50 per cento negli ultimi tre anni. «Ormai non è più possibile fingere di non vedere la massa dei ciclisti per le strade di Milano - ha spiegato Riccardi -. Eppure tutte le amministrazioni pubbliche che si sono susseguite negli anni hanno preferito ignorare il fenomeno. Ora per esempio si parla del ticket d’ingresso per le automobili. Un’iniziativa che noi appoggiamo, ma che deve essere solo un elemento di un insieme organico di interventi allo scopo di combattere la congestione del traffico meneghino e assicurare l’incolumità dei soggetti più deboli sulla strada. Noi della Fiab - ha sottolineato Riccardi - abbiamo già da tempo avanzato proposte concrete: limite di 30 chilometri orari per i controviali e per le strade residenziali non di scorrimento, aumento delle isole pedonali e delle piste ciclabili (che, per come sono oggi strutturate, sono funzionali solo a scopi turistici ma non di mobilità quotidiana), installazione di parcheggi per biciclette in corrispondenza delle fermate degli autobus e della metropolitana».
«L’incidente di questa mattina - ha commentato Maurizio Baruffi, capogruppo dei Verdi a Palazzo Marino e coordinatore dell’intergruppo degli Amici della Bicicletta - è l’ultimo episodio di una catena che si deve interrompere». Il consigliere ha chiesto con una interrogazione urgente all’assessore al Traffico che venga fatta «immediatamente luce sulla dinamica dell’incidente e sulla regolarità dell’ingresso di un autocarro di quelle dimensioni nel centro cittadino».