Sempre più donne tra i poveri di Milano

Luca Moriconi

Sono soprattutto donne, stranieri, soggetti in età lavorativa con un livello di scolarità medio. È l’identikit del nuovo povero che emerge dal quarto rapporto sulle povertà della diocesi di Milano, presentato ieri dalla Caritas ambrosiana.
L’indagine - basata sui dati raccolti in 59 centri di ascolto della diocesi, dai servizi Sai (accoglienza immigrati), Sam (accoglienza milanese) e Siloe (servizi integrati lavoro orientamento educazione) - ha fotografato una situazione dove è proprio il sesso debole quello maggiormente in difficoltà: oltre i due terzi (66,8%) dell’universo considerato sono infatti rappresentati da donne, in ulteriore aumento rispetto al passato. Di queste, la stragrande maggioranza (69,4%) è straniera.
È ancora l’Ecuador a guidare la classifica della provenienza geografica della maggior parte degli extracomunitari in difficoltà, ma la percentuale scende rispetto agli anni passati di pari passo con un aumento delle persone che provengono dall’Europa dell’est, in particolare da Ucraina e Romania. Molte di loro (25,9%) sono senza permesso di soggiorno. Assenti completamente gli orientali, nonostante l’alta percentuale di cinesi che vivono in città o nell’hinterland.
L’età media dei soggetti si è lievemente alzata, passando dai 38 anni del 2003 ai 41 del 2004. Solo tra la percentuale degli italiani predominano gli over 60. Il livello della preparazione scolastica è medio-basso: il 35% del campione dichiara di aver raggiunto la licenza media inferiore.
Chi si rivolge ai centri di ascolto in generale lo fa perché ha problemi di occupazione (55,5%), seguito poi da chi ha problemi di reddito (24%) e di abitazione (17,4%). Il bisogno di un lavoro, però, è avvertito soprattutto dagli stranieri: 60,3 per cento, contro il 38,8 per cento degli italiani. Per quest’ultimi il problema maggiore (34,1%) resta il reddito.
I risultati della ricerca non dicono cose «straordinariamente nuove», come sostiene il direttore della Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo. «I dati - dice - confermano l'aumento della percentuale degli stranieri che si rivolge ai nostri centri per chiedere soprattutto lavoro e, in secondo luogo, abitazione. In più mette in evidenza l'aumento della percentuale di donne che sembra stiano diventando uno degli anelli più deboli della catena della povertà. Questo probabilmente perché sono portatrici di una somma di bisogni particolari, tra cui quello dei bambini che vivono con loro o che si trovano con il resto della famiglia all'estero».
Tra le iniziative pensate da Caritas, c’è Carta Equa, la prima carta di credito della solidarietà che permette a persone in difficoltà di fare la spesa in modo autonomo. I fondi vengono reperiti dalla spesa dei possessori di Carta Equa Benefattore: in pratica chi spende e paga con questa carta di credito, devolve in solidarietà una percentuale calcolata sulla base degli acquisti. Il progetto è nato grazie alla collaborazione con Coop Lombardia e Banca Etica. Le famiglie che richiedono la carta benefattore, sono selezionate da un’apposita commissione istituita dalla stessa Caritas.

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