«Sempre più giovani in clinica con il naso bruciato dal vizio»

«Il vaccino? Un antidoto al veleno, annulla gli effetti della dose di cocaina ma è troppo presto per cantar vittoria. La polvere bianca provoca una terribile attrazione fisica. I cocainomani ricadono nel vizio alla sola visione della droga, così come l’appartenenza a una certa cerchia sociale, oppure come la perdita della capacità critica del cocainomane. Insomma, allontanare il tossicodipendente definitivamente dalla cocaina è un’impresa disperante». Mario Bussi, professore ordinario di otorinolaringoiatria al San Raffaele di Milano, va cauto nel valutare i nuovi traguardi della scienza medica. Un vaccino è il benvenuto ma la cocaina è una droga più insidiosa dell’eroina.
Professore perché si sniffa la coca?
«Perché fornisce al paziente una serie di ipotetici vantaggi: ideazione ed eloquio molto rapido, una certa caduta dei freni inibitori, quindi un’apparente condizione di miglior performance psico-fisica».
Quanto dura questa illusione?
«Solo mezz’ora, al massimo un’ora e poi il paziente sconta con un terribile danno psico fisico, conseguenze gravissime al sistema cardiaco, ai reni. Per non parlare dei danni mentali, degenerativi. Si assiste ad una progressiva caduta critica del soggetto, ad uno scadimento della capacità ideativa e di performance sul lavoro e nella vita».
Però non si smette...
«Il soggetto non ha la percezione di questo scadimento generale, si illude di continuare ad avere una perfetta integrità fisica e addirittura un miglioramento. Persone hanno perso famiglia, denari e anche la fisionomia per la cocaina».
Anche la fisionomia?
«Certo. Diventano esteticamente disgustosi, mostruosi. Si comincia con la perforazione del setto nasale, un piccolo esordio, poi si passa alla perforazione del palato, delle labbra, dello scheletro del naso, degli occhi».
Ma Kate Moss, cocainomane accertata, non sembra abbia questi problemi estetici.
«Se qualcuno vedesse dentro il suo naso, cambierebbe idea. Le lesioni ci sono e in alcuni casi peggiorano a seconda del consumo. Comunque la Moss è un esempio terribile di soggetto con cui il potere mediatico promuove la cocaina. Io credo che questa persona non diventerà vecchia, anzi io spero che non diventi vecchia per non offrire un esempio sbagliato ai giovani».
A che età si comincia?
«Il passaggio è sempre dagli spinelli, poi il ragazzo vira verso il consumo della cocaina, anche perché è disponibile a prezzi bassissimi, 15 euro a dose. Purtroppo si comincia anche a 15 anni. Ma io mi occupo dei guai della cocaina, quando ormai il tossicodipendente è devastato».
Dopo quanto si cominciano a vedere gli effetti esteriori?
«Bisogna prendere droga da oltre tre anni, e non solo al sabato sera. Noi siamo tenuti a riparare questi danni che oltre ad essere devastanti sono molto dolorosi. I pazienti associano alla droga anche antidolorifici e sonniferi in dosi tossiche».
Ma la chirurgia fino a che punto aiuta?
«Non è gratificante, perché ogni volta che un paziente ricade nel vizio, il danno si ripropone in modo sempre più serio. E poi per riparare i tessuti serve un periodo di sospensione dalla droga di almeno sei mesi».
Qual è l’ identikit del cocainomane che si presenta nel suo reparto?
«È il famoso soggetto in carriera, 25-30 enne, lavora 12 ore al giorno e di notte vuole divertirsi più del lecito. È un soggetto fisicamente in ordine, valido nel lavoro, nello sport, con un partner. La tipologia non è quella del ragazzo difficile, ma di uno ben inserito, super-efficiente. Inizialmente usa la droga saltuariamente. Poi due o tre volte la settimana e così diventa dipendente. Peggiora e arriva da noi con lesioni distruttive centro-facciali. Al naso cade sia il dorso che la punta, poi sparisce, resta un buco, un sacchetto vuoto».