Sempre più poveri, in 20mila per il pasto gratis

L’assessore Moioli: «I 150 custodi sociali nei quartieri popolari, ci segnalano già molti casi di bisogno»

Ragazze madri, padri separati, precari o over 40 rimasti improvvisamente senza lavoro. A fare la fila per un pasto caldo o per le buste della spesa offerte gratis dalle parrocchie e dagli altri 286 enti di volontariato sul territorio, non sono più solo i clochard tradizionali. Anche loro, ma dei 21mila che nel 2007 sono stati costretti a chiedere un pacco viveri, «tante sono famiglie che non riescono più a sostenere il costo degli affitti o le rate del mutuo». A riferirlo è il vicedirettore della Caritas ambrosiana, Luciano Gualzetti. Ieri, in occasione della giornata mondiale di lotta alla povertà - e mentre partivano gli eventi dedicati al Festival dell’alimentazione in città - a Palazzo Marino il coordinamento mense della Caritas ha presentato la ricerca sul Sostegno alle esigenze alimentari di persone in condizione di disagio e marginalità nel comune. «In una città benestante dove il reddito medio pro capite supera i 30mila euro all’anno - spiega Gualzetti - il fatto che 12mila chiedano un pasto alla parrocchia e 9mila ad altri enti, dice che il divario tra ricchi e poveri sta crescendo». Il responsabile delle mense, Raffaele Gnocchi, fa presente che negli ultimi anni «non è aumentata clamorosamente la quantità delle persone che ricorrono agli aiuti alimentari, ma la qualità, volti «insospettabili» di gente che entra ed esce da situazioni di povertà e che fa più fatica a chiedere. Per cui dobbiamo trovare noi il modo di intercettare il bisogno e fare prevenzione, evitare che la situazione diventi più grave e più pesante economicamente anche per noi da risolvere». Per questo, sottolinea l’assessore ai Servizi sociali del Comune Mariolina Moioli, «sono utili i 150 custodi sociali sparsi nei quartieri popolari della città, ci hanno già segnalato molti casi di bisogno». Palazzo Marino, poi, già dal 2001 consegna pasti caldi a domicilio agli anziani soli e parzialmente autosufficienti. Solo l’anno scorso ne hanno beneficiato 1.751 persone, per un totale di quasi 280mila vassoi. Anche la Moioli fa presente «come sia psicologicamente più complesso approcciare i “nuovi poveri”, gente che si trova ad affrontare una imprevista crisi economica o familiare». Ma a chiedere - e ottenere - i pacchi viveri, sono anche stranieri che vivono in città da tempo e lavorano regolarmente, ma cercano di risparmiare il più possibile per mandare denaro alla famiglia rimasta nel Paese d’origine: «Non rifiutiamo l’aiuto - assicura l’assessore - è come se, indirettamente, dessimo una mano al Ghana o ad altri Paesi in difficoltà». Ma esiste anche una povertà «pendolare». Specialmente d’inverno, riferisce Moioli, succede che i dormitori si riempiano di senzatetto che arrivano dall’hinterland, da Monza o da altri comuni limitrofi. «Sanno che qui trovano molti servizi gratis che evidentemente non vengono forniti dalle loro città - spiega - per cui appena comincia il freddo si trasferiscono a Milano».
E a proposito di sostegni, a preoccupare l’opposizione a Palazzo Marino è invece il nuovo sistema di accreditamento dei servizi sociali approvato ieri dalla giunta: da gennaio il Comune assegnerà ai cittadini bisognosi dei «voucher», buoni da spendere fra una lista di enti del privato sociale per l’assistenza. «Il Comune - accusano Andrea Fanzago e Marco Cormio del Pd - si trasforma da erogatore di servizi a erogatore di ticket, si affida al mercato, illudendosi che sia in grado di rispettare la qualità».