Sempre più ricerca farmaceutica nella strategia di Astrazeneca

«Stiamo sviluppando nuove promettenti molecole nell’area cardiometabolica, dove pensiamo di poter proporre presto novità importanti per la cura del diabete. Stiamo sperimentando due nuove molecole: la prima (saxagliptina)riduce fisiologicamente gli zuccheri nel sangue, la seconda induce una perdita di zuccheri nelle urine e favorisce anche un calo di peso. Continuiamo ad investire nella ricerca e sviluppo nei nostri 17 centri dove lavorano 13mila ricercatori all’identificazione di efficaci molecole, tra queste un antiaggregante piastrinico già somministrato a 20mila pazienti in mille Centri di 60 Paesi. Siamo impegnati nell’ oncologia, dove abbiamo grandi tradizioni di ricerca, ma anche in quella gastrointestinale e respiratoria. Nell’area oncologica, stiamo attendendo concreti risultati da molecole per il trattamento dei tumori al polmone non a piccole cellule, per quelli al colon-retto, per quelli ormono resistenti alla prostata».
Rivelano molto entusiasmo le parole di Nicola Braggio, medico, presidente e amministratore delegato di AstraZeneca Italia dal primo gennaio. Ha trascorso quattro anni tra Ungheria e Turchia alla guida delle consociate dell’azienda anglo-svedese, presente in oltre cento Paesi con 65mila dipendenti ed investimenti in ricerca pari al 17-18 % del volume di affari che è stato di 31.6 miliardi di dollari. È attesa per quest’anno la presentazione a livello europeo dei dossier registrativi di quattro nuovi farmaci e dal 2010, verranno lanciate due nuove molecole ogni anno. Questa società farmaceutica, tra le prime cinque al mondo, nata dalla fusione di Zeneca e della svedese Astra, ha segnato una crescita del 16% nei mercati emergenti, dove ha registrato vendite per 4273 milioni di dollari. Il suo farmaco più venduto i tutti i Paesi è la rosuvastatina che riduce il colesterolo: lo scorso anno ha raggiunto i 3,6 miliardi di dollari. «Nel 2008 con le principali università e centri di ricerca italiani siamo stati impegnati in 58 programmi scientifici che hanno richiesto investimenti per 18 miliardi di euro. Il nostro impegno continua anche per quest’anno», precisa Nicola Braggio ricordando l’importanza della defiscalizzazione degli investimenti destinati alla ricerca e auspicando una accelerazione dei tempi di approvazione dei farmaci innovativi. «Il 2009 sarà ancora un anno difficile, ma grazie alla recente ristrutturazione stiamo diventando più snelli e flessibili. Vogliamo sviluppare la nostra efficienza ed avere una visione nel medio e lungo termine per migliorare i rapporti con le regioni, i medici, i pazienti. Cresce la competitività e la pressione sui prezzi dei farmaci non accenna a ridursi, notiamo però - precisa Braggio - un clima di collaborazione con la pubblica amministrazione».