Sempre più università «vanno in trasferta»

Partite le lezioni alla facoltà di Mediazione Linguistica che conta duemila iscritti

Giovanni Buzzatti

I rettori avevano lanciato l’allarme: «Se non aumenteranno gli investimenti e l’attenzione verso gli atenei, Milano perderà studenti». In realtà sembra che a fuggire dalla città, prima degli studenti, siano le stesse università. Ieri sono iniziate le lezioni nella nuova sede della Statale a Sesto San Giovanni, dove studieranno i duemila iscritti a Mediazione linguistica e culturale. Il Politecnico ha presentato sabato il progetto che rivoluzionerà la sede di Lecco: nuove aule, laboratori e biblioteche. Un progetto da 42 milioni di euro, più di 80 miliardi delle vecchie lire, finanziati in gran parte dalla Regione. All’inizio del mese la Bicocca ha dato il via alle attività nel suo secondo polo «esterno», a Monza. Un caso? «Uscire dalla città permette di trovare spazi che a Milano non esistono o sono molto più costosi», spiegano Enrico Decleva, rettore della Statale, e Giulio Ballio, guida del Politecnico. Ma c’è dell’altro: «Nelle città limitrofe c’è più entusiamo verso i nostri progetti».
Il nuovo polo di Sesto San Giovanni è stato costruito in quindici mesi dal gruppo Pasini nell’ex area Marelli. Oltre alla laurea in Mediazione linguistica, ospiterà il centro di ateneo per la didattica a distanza e un master biennale di giornalismo. Nell’area c’è inoltre lo spazio per costruire un palazzo da affiancare a quello appena ultimato. «Perché una nuova sede a Sesto e non in città? Ci sono state delle condizioni favorevoli, ma la Statale resta l’università di Milano», ricorda Decleva. In città saranno costruiti infatti il nuovo polo per Chimica e Farmacia (a Rubattino) e la nuova sede di Informatica (in via san Faustino). «È inevitabile spostarsi in periferia, un’opportunità che non è stata sfruttata a dovere in passato», aggiunge.
Ci sono poi i progetti di espansione lontano da Milano. Ad Abbiategrasso nascerà un nuovo centro congressi, presto saranno ingrandite le sedi di Lodi e Crema. «Nelle altre città, è vero, c’è più entusiamo - conclude Decleva -. Quanto a Milano, dobbiamo abituarci a ragionare in termini di area metropolitana, di Grande Milano, che comprende anche Sesto».
Risale invece a quindici anni fa l’idea del Politecnico di aprire delle sedi satellite. «Siamo i primi in Italia ad aver creato una struttura a rete - spiega Giulio Ballio -. Ponendo due condizioni, però: nel polo esterno si devono tenere lezioni e attività di ricerca diverse da quelle svolte a Milano e che devono essere legate al territorio». Un investimento di denaro e risorse umane («si pensi solo al tempo perso dai docenti negli spostamenti»), che porta però dei vantaggi: «In termini di spazi, per cominciare. Avevamo 150 studenti stranieri che volevano seguire i nostri corsi. Li abbiamo ospitati nel polo di Como, trovare una sistemazione a Milano era impossibile». C’è poi l’effetto entusiamo: «Investiamo dove c’è interesse per i nostri progetti - conclude il rettore -. Dove il “territorio” risponde».