Il Senatùr equilibrista tra Berlusconi e Pontida

RomaBossi l’equilibrista. Il Senatùr, stretto tra «maroniti» e «lealisti», sceglie la politica del pendolo: da una parte rassicura l’amico Silvio che il governo va avanti; dall’altra punta i piedi sui temi che gli stanno più a cuore: legalità, politica estera, fisco e rifiuti. Il capo del Carroccio è pressato dalla base e da Maroni affinché si smarchi dal Cavaliere, al quale Umberto resta legato da sincera amicizia, e concede che la Lega sia sempre più di lotta. Senza per forza affossare quella di governo. Per ora. Se crolla tutto adesso - è il suo pensiero - addio federalismo: riforma che resta il faro del Carroccio e che proprio Calderoli ha il compito di accendere al più presto. Il ministro della Semplificazione, infatti, ha già in mano la bozza di un disegno di legge che contiene la parola magica: «Senato federale». Assieme a questo ci sarà la riduzione del numero dei parlamentari; il rafforzamento dei poteri del primo ministro; una norma antiribaltone; la scomparsa dei senatori a vita, sostituiti dai deputati a vita (carica che spetterebbe soltanto agli ex presidenti della Repubblica). Attenzione, però. La bozza è un disegno di legge costituzionale e l’iter è lungo e travagliato. E quindi: questa legislatura durerà abbastanza per coronare il sogno leghista?
Proprio la Lega sembra avere in mano le sorti del governo. E Bossi in questo momento non può far altro che l’acrobata: con la mano destra sorregge la colonna di palazzo Chigi; con la sinistra mena fendenti. Due le motivazioni principali: la prima è la pancia dell’elettorato che continua a borbottare. «Ma che ci state a fare a Roma? - si chiedono i militanti più turbolenti - Già dobbiamo digerire una pessima manovra, mica vorrete farci inghiottire pure il salvataggio di personaggi chiacchierati?». Il riferimento è al deputato pidiellino Alfonso Papa che, sulla carta, il Senatùr è intenzionato a sacrificare per la «ragion di Pontida». Pazienza se il presupposto giuridico per la concessione delle manette è fragile come un grissino; pazienza se si concede ai magistrati un precedente pericoloso; pazienza se poi l’onorevole dovesse risultare innocente. La piazza adesso vuole un segnale anticasta per cui «In galera!».
La patata bollente arriverà dopo l’estate quando toccherà occuparsi anche dell’ex braccio destro di Tremonti, Marco Milanese, pure lui nelle grane dell’inchiesta sulla P4. La Lega si comporterà esattamente come con Papa? Il Senatùr non si sbilancia: poi ci pensiamo, una cosa alla volta. Ma il rischio è che, aperto l’argine con le manette a Papa, poi non ci si riesca più a fermare. E sarebbe il crollo. Meglio non pensarci e, per ora, sacrificare soltanto l’ex magistrato pidiellino. «Se poi mercoledì prossimo si salverà in Aula, beh... Meglio per lui. Ringrazierà Pd e Udc, non noi del Carroccio», dice un anonimo leghista.
Il prossimo prevedibile scontro, invece, è previsto per domani quando a Montecitorio arriverà il decreto sull’emergenza rifiuti in Campania, che permette il trasferimento dell’immondizia campana in altre Regioni. La linea di Bossi resta la stessa, sintetizzata nel: problema loro; il governo ha già risolto il problema una volta, adesso si arrangino. Quindi? Sulla carta, nel merito, le opposizioni non sarebbero contrarie a far passare il decreto «salva Campania». «Ma - ragiona un finiano di spicco - non è che possiamo sempre andare in soccorso a palazzo Chigi». C’è da dire, tuttavia, che anche in questo un ruolo determinante lo ha avuto e lo avrà il capo dello Stato che ha sempre auspicato un aiuto per la «sua» Campania. In sostanza, la Lega può permettersi di mettersi traverso: ci penserà la minoranza a tappare il buco.
A premere perché Bossi si smarchi sempre più dal Cavaliere resta Maroni. Un po’ perché s’è fatto interprete più di altri del malcontento della base; un po’ perché non sono esaurite le sue ambizioni personali. Tremonti, infatti, è acciaccato più che mai e, nel caso Berlusconi cadesse, Maroni si sentirebbe perfettamente a suo agio sulla poltrona più alta di palazzo Chigi. Un governo tecnico che adesso sembra escluso ma che in ogni caso resta sullo sfondo. Tutto dipenderà da alcuni fattori: dalla risposta dei mercati finanziari alla manovra appena approvata; dalla violenza di un nuovo attacco giudiziario alla maggioranza di cui si mormora con insistenza; dal ruolo sempre più determinate del capo dello Stato.