Il Senato blocca lo sfratto Il Teatro Nuovo si salva

Passa l’emendamento di An che proroga di 9 anni il contratto di affitto La direttrice: «Ho pianto dalla gioia»

Il Teatro Nuovo è salvo e con lui un pezzo della storia di Milano. Il Senato ha approvato ieri mattina, con 197 voti a favore, 4 contrari e 105 astenuti il disegno di legge sull’emergenza abitativa, che prevedeva anche la proroga da 6 a 9 anni dei contratti di locazione per i teatri sotto sfratto. Entusiasta Maurizio Cadeo, assessore comunale all’Arredo urbano, il primo politico milanese a muoversi per salvare il teatro. Era stato lui, infatti, a mobilitare i colleghi di An a Roma per «salvare» la sala sotto sfratto di piazza San Babila. «Sono veramente contento - commenta - la pubblica amministrazione non deve solo tutelare gli spazi fisici (allusione al vincolo monumentale, soluzione che per Cadeo non sarebbe bastata a salvare il teatro, ndr) ma anche culturali. Il Nuovo è un pezzo di storia che Milano non può perdere».
«È una vittoria per i milanesi - sottolinea il vicesindaco Riccardo De Corato, promotore dell’emendamento salva-Nuovo -. Abbiamo dato un segnale forte: non si può ridurre la cultura a un affare immobiliare. Adesso tocca ai negozi storici di piazza San Babila, della galleria, del centro in generale. La cultura e la tradizione, infatti, passano anche dalle botteghe». Soddisfatto anche l’assessore alle Attività produttive Tiziana Maiolo, che aveva espresso il suo disappunto verso i colleghi di Fi a Roma che avevano preannunciato il loro «no» all’emendamento: «Sono entusiasta. La battaglia continua: ora tocca alle botteghe storiche».
Ha finito le lacrime Gemma Ghizzo, direttrice del Teatro Nuovo, che fino a due giorni fa non riusciva a vedere un futuro per sé e per il teatro. Che reazione ha avuto quando ha saputo che la battaglia era vinta? «Mi sono messa a piangere - dice - sono frastornata, è tutta la mattina che alterno il riso al pianto. Fino a ieri mi sentivo una fallita per non aver saputo mantenere la promessa fatta a mio marito (in punto di morte gli promisi che non avrei mai chiuso il teatro). Oggi sono orgogliosa di essere milanese. Ringrazio di cuore i politici che mi hanno aiutato». No comment, invece, dallo studio di Giuseppe Statuto, padrone dell’immobile, che ieri ha visto sfumare tutti i suoi progetti.