Senato, caos sicuro nelle commissioni

Due su tredici avranno una maggioranza di centrodestra. E anche nelle altre l’Unione sarà appesa alla presenza dei senatori a vita

da Roma


Maurizio Gasparri esercita l’immaginazione e già si gusta il film delle prossime battaglie parlamentari, accompagnando il pensiero con un sorriso sardonico di compiacimento. Il copione quotidiano di Palazzo Madama, d’altra parte è già scritto. La discussione in aula. La sirena del voto. Gli acchiappa-assenti e i mastini d’aula dell’Unione impegnati tra la bouvette e i corridoi in una disperata caccia all’uomo. I richiami frenetici dei capigruppo. E, infine, l’esito «thriller» di ogni conteggio elettronico con gli applausi dell’opposizione pronti a scattare ogni qual volta il centrosinistra dovesse finire in minoranza.
Se l’incertezza sarà la condizione naturale di ogni votazione, quel che è sicuro è che Palazzo Madama godrà di una visibilità e una centralità mai godute prima. È nella camera alta che, fin dal colpo di pistola, inizierà la corsa a ostacoli dell’Unione: un grande spettacolo dall’esito mai scontato. Un margine di due voti - destinato a ridursi a un solo voto con l’elezione del presidente dell’assemblea - è, infatti, un velo fragilissimo, una barriera che può cadere in ogni momento, a causa di una influenza, un dissenso politico, una missione all’estero, uno sciopero dei treni, una sosta troppo lunga al bar o un impegno personale o familiare.
«I numeri del Senato decretano la morte prenatale del governo Prodi - aggiunge Gasparri - perché a Palazzo Madama non possono gestire né le commissioni né l’aula. Prodi and Company facciano due conti e prendano atto di una realtà che li esporrà prima al ridicolo, con una grottesca corsa all’anziano, costringendo anche il premio Nobel Rita Levi Montalcini a schermaglie di corridoio, poi al tracollo. Prodi ha detto di non amare Roma e molto presto tornerà nella sua Bologna dove, non riuscendo né a governare né a cambiare alcuna legge, potrà continuare a fare donazioni esentasse ai suoi congiunti grazie alle nostre immodificabili leggi».
Il ricorso all’ironia sulle sorti del governo dell’Unione, peraltro, non è pratica diffusa soltanto dalle parti della Cdl. Perfino Giovanni Sartori, costituzionalista vicino al centrosinistra, usa toni tutt’altro che teneri: «Prodi non pensi di fare shopping tra i parlamentari della Cdl. Non avrebbe niente da offrire: il poltronume è già over-booked». La «missione Senato», insomma, appare davvero disperata. E rischia di regalare spunti continui agli esperti del regolamento di Palazzo Madama. «In due commissioni su 13 i senatori del centrosinistra saranno in parità. E ciò è sufficiente solo per votare gli emendamenti dell’opposizione, ma non per approvare i provvedimenti per i quali serve la maggioranza» spiega l’azzurro Lucio Malan. «Nelle altre 9 commissioni la maggioranza di sinistra» sostiene Malan «è legata alla fortuna. Ad esempio nella terza conta il voto del presidente del Senato che è tradizione solida che non voti in aula né in commissione. Nella quarta la differenza la fa il senatore Pallaro, eletto all’estero, che se prima si è schierato con l’Unione, adesso ha fatto marcia indietro. Nella quinta conterà il voto di Rita Levi Montalcini - rileva - che ha 97 anni e avrà difficoltà a presiedere, come membro più anziano». Senza dimenticare gli 87 anni di Scalfaro la cui presenza potrebbe diventare un obbligo. «Quando poi si eleggono i presidenti di commissione» conclude il parlamentare piemontese «a parità di voti passa il più anziano e coi vecchietti, da Selva a Sterpa, mi spiace ma siamo messi meglio noi».
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