Senato, governo quattro volte ko Prodi: esigo il rispetto degli impegni

Di Pietro vota con la Cdl contro lo scioglimento della società per il ponte sullo Stretto. Poco dopo altri tre scivoloni: sulla scuola della pubblica amministrazione, sul personale della giustizia e sul digital divide. Dopo la conferenza dei capigruppo si decide di non blindare il decreto. <a href="/a.pic1?ID=215853" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Ultimatum del premier in difficoltà</font></strong></a><font color="#333333">: la maggioranza dica se vuol sostenere il governo.</font> <strong><a href="/a.pic1?ID=215848">Berlusconi: molti senatori pronti a lasciare</a></strong>

Roma - Ore decisive per l’iter della manovra 2008 in Senato. Questa mattina, in aula, maggioranza e governo sono stati battuti complessivamente quattro volte. In particolare, per quanto riguarda la prima proposta di modifica, quella sulla soppressione della Società Stretto di Messina, che ha visto la maggioranza battuta, è stata l’Italia dei Valori, con l’esclusione della senatrice Franca Rame, a schierarsi con l’opposizione. Un segnale, questo, che testimonia le difficoltà dell’Unione a tenere serrate le fila. Soprattutto in vista della sequenza di voti, che si annuciano ancora testa a testa, che sarebbero necessari per andare avanti con l’esame del provvedimento. Sono stati finora votati gli emendamenti ai primi 17 articoli sui 47 totali e i tempi previsti dal calendario dei lavori imporrebbero di licenziare il dl entro oggi. E dopo la conferenza dei capigruppo il governo decide di non mettere la fiducia sul decreto che accompagna la Finanziaria e la seduta di oggi andrà avanti ad oltranza nelle votazioni.

Voti contrari: 160 La maggioranza è stata battuta sull’emendamento che prevede la soppressione della società Stretto di Messina. La proposta di modifica al decreto legge collegato alla finanziaria, al momento del voto dell’aula di palazzo Madama ha avuto 145 voti favorevoli e 160 voti contrari. Il provvedimento era stato accantonato ieri durante i lavori dell’assemblea. Questa mattina la maggioranza si era incontrata per trovare una soluzione unanime. Ma non avendo raggiunto l’accordo il relatore aveva proposto il ritiro dell’emendamento, che però non è stato accettato dalla commissione Bilancio. L’Italia dei Valori, al momento del voto, ha annunciato il voto contrario, e il governo ha rimesso il parere all’assemblea.

Secondo ko Maggioranza di nuovo battuta nell’aula del Senato, nelle votazioni sul decreto legge collegato alla Finanziaria. L’Unione è stata sconfitta avendo espresso 149 voti favorevoli, mentre i contrari sono stati 160 contrari e un astenuto, su un emendamento della Commissione Bilancio sulla Scuola superiore della pubblica amministrazione. Il relatore aveva espresso parere favorevole mentre il governo si era rimesso all’aula. Lamberto Dini e il diniano Natale D’Amico hanno votato insieme alla Cdl sull’emendamento della commissione Bilancio che prevedeva la soppressione della scuola della pubblica amminstrazione. A votare contro la proposta dell’Unione anche Domenico Fisichella. I senatori a vita, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini, hanno votato con la maggioranza.

Terza sconfitta Governo battuto in aula al Senato per la terza volta su un emendamento proposto dall’Udeur sui dirigenti della giustizia. Il governo aveva espresso parere favorevole alla modifica mentre il relatore si era rimesso alla volontà del governo. Il voto dell’aula è stato di 155 pari, che al Senato equivale ad un no. L’emendamento, proposto dal senatore dell’Udeur Tommaso Barbato, riguardava il personale dirigenti del ministero della Giustizia, proponendo l’assunzione di alcuni vincitori di concorso che erano stati assunti in via provvisoria in base a sentenza del giudice del lavoro.

Quarta batosta Ancora un voto pari nell’Aula del Senato - 156 a 156 - e il governo viene nuovamente battuto. Questa volta a non passare è l’emendamento della Commissione Bilancio sul digital divide.