Senato, i due Poli a caccia di «voltagabbana»

Satta: Mastella vuole solo rafforzare il nostro gruppo

Gianni Pennacchi

da Roma

Chi compra chi? Se non s’è ancora aperto il foro boario è quanto meno la festa di sant’Antonio, abate ovviamente, ed è in pieno svolgimento la benedizione di porci e vacche. Calcio mercato, lo chiamano eufemisticamente in Parlamento. Ma ora che la Finanziaria va al Senato, dove ogni scrutinio è appeso all’esile scarto di uno o due voti, la campagna acquisti ha logica e peso concreto. Per ambo le parti, beninteso. Anche se a scoperchiar la pentola è Vannino Chiti, ministro appunto per i Rapporti col Parlamento, che spara a zero su Silvio Berlusconi come se a tentar di arruolare senatori altrui fosse solo il centrodestra.
«È molto grave che il leader dell’opposizione stia cercando di comprare dei senatori dal centrosinistra», ha tuonato ieri Chiti bollando il «fatto gravissimo, che offende la moralità e che viene descritto dalla stampa come fosse una partita di calcio», mentre chi cambia casacca «dovrebbe dimettersi» perché questa volta, con le liste bloccate, «nessuno è stato eletto in virtù del suo rapporto con gli elettori». Sarà forse per mettere le mani avanti, o per farsi perdonare dai suoi compagni della Quercia le «profferte» alla Lega - una legge sul federalismo in cambio dell’appoggio esterno al governo - ma il ministro avverte sdegnato che «nessun leader, di maggioranza o di opposizione, potrebbe tranquillamente rivendicare un’iniziativa di questo genere». Dal Cairo, Alfonso Pecoraro Scanio prontamente offre una spalla invitando la Cdl a dichiarare «pubblicamente che rifiuta il voto di qualsiasi senatore voltagabbana». Dalla Cdl però, Fabrizio Cicchitto definisce «semplicemente vergognoso» l’attacco a Berlusconi; e Ignazio La Russa ironizza: «Quanto costano al chilo i senatori? È come se dicessero che Chiti sta cercando di comprare Bossi, per instaurare un rapporto».
Ma quanto costano davvero i senatori? Intanto ci son quelli a vita, che di certo non hanno alcun «rapporto con gli elettori», ma sono in larga parte schierati col centrosinistra seppur gratuitamente. Poi c’è la massa dei 315, ed è legge matematica che una discreta percentuale sia poco incline alla fedeltà adamantina. Nel Salone Garibaldi si favoleggia di un senatore eletto in un cespuglio unionista che si sarebbe convertito a fede berlusconiana per necessità, par che avesse mezzo milione di debiti che s’è visto ripianare. Però c’è anche el senador Pallaro Luigi, ricco di suo dunque incomprabile, ma che avendo dichiarato di votar contro la Finanziaria perché tagliava i fondi agli italiani in Sudamerica, ha visto lestamente arrivare un emendamento che inietta 14 milioni al suo vasto collegio elettorale: non è calcio mercato anche questo? E ditemi se non è salto della quaglia quello di Giovanni Pistorio, senatore degli autonomisti siculi di Raffaele Lombardo (eletti in patto con la Lega nella Cdl), che avuta dalla sua concittadina Anna Finocchiaro (capogruppo Ds) l’assicurazione «che la manovra al Senato sarà aperta ai contributi di pezzi dell’opposizione disponibili a dialogare», ha già fissato il prezzo, «politico» ovviamente: una quota alla Regione delle accise sul petrolio «estratto e raffinato in Sicilia».
È vero, a tutt’oggi l’unico senatore che ha mollato formalmente l’Unione è il dipietrista Sergio De Gregorio, eletto presidente della commissione Difesa coi voti del centrodestra. E in cagnesco dai suoi amici, viene ora guardato un altro senatore dipietrista, Giuseppe Caforio, perché è stato eletto vicepresidente della commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. E se è vero che giovedì, alla riunione coi coordinatori regionali forzisti, Berlusconi ha detto che «i tempi sono vicini, ma non così vicini» per la caduta del governo, «finché non avremo i numeri è difficile farli cadere», è altrettanto vero che già vien visto con sospetto Luigi Di Bartolomeo, neo senatore forzista subentrante al governatore molisano Michele Iorio, perché ha un fresco passato mastelliano.
Già, l’Udeur di Mastella. Il vicesegretario Antonio Satta sorride: «Clemente lavora per rafforzare il gruppo dell’Udeur, non per acquistare senatori all’Unione». Ma i rossi divani sussurrano che Mastella è in trattativa serrata con tre senatori forzisti. Che gli puoi offrire, col cattivo stato di salute governativo? Attenti, perché in periferia l’Unione è bella forte e solida: il sacco della befana è pieno di Asl, enti e appetitose poltrone.