Il Senato ribadisce il no al nucleare E Romani: "Il referendum è inutile"

Contrari Idv e Pd che accusano il governo di distruggere le energie rinnovabili. Prima del voto Romani spiega: "Il referendum? Sarebbe su un programma superato e basato su norme abrogate". Ma Veronesi rilancia: "Capisco il governo, ma non la ricerca italiana non può fermarsi"

Roma - Il Senato ha approvato quello che il ministro allo Sviluppo economico, Paolo Romani, non considera uno stop definitivo, ma solo un rinvio della decisione fino ad un chiarimento sul tema in sede europea. Romani lo ha precisato spiegando i motivi della decisione del governo di bloccare le norme necessarie alla costruzione delle centrali nucleari.

L'emendamento L’aula del Senato ha approvato l’emendamento che sostituisce la moratoria di un anno, prevista dal decreto, e abroga tutte le norme relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari.
La modifica è passata con 133 sì, 104 no e 14 astenuti. Hanno votato contro Pd e Idv; a favore la maggioranza; astenuti Api e Svp. L'emendamento all'articolo 5 del dl omnibus recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare sui profili relativi alla sicurezza
nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione,
realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Romani: Una decisione complessa "Abbiamo rivisto l’impostazione sul nucleare data nel 2009 - ha detto Romani prima del voto - e rinviamo una decisione così importante ad un chiarimento complessivo in sede europea". Un cambio di rotta "coerente con un quadro chè è drammaticamente cambiato" dopo il disastro giapponese e che ha porta a una rifelssione che si trasformerà "nella revisione di quel programma". Molto meglio per il governo, insomma, rimandare le centrali e partecipare alla costruzione "del nuovo nucleare europeo". L'Italia, ha ribadito Romani, "vuole partecipare a pieno titolo alla stesura dei nuovi standard di sicurezza" europei e per questo "stiamo definendo gli aspetti organizzativi dell’agenzia per la sicurezza del nucleare". Il ministro ha spiegato come il nuovo programma vedrà "la partecipazione nella nuova costruzione dei nuovi standard Ue, la presenza industriale nella filiera e uno sforzo scientifico di approfondimento per il nuovo nucleare europeo".

Il referendum Il ministro ha parlato anche del referendum: "I cittadini sarebbero stati chiamati a scegliere fra poche settimane fra un programma di fatto superato o una rinuncia definitiva sull’onda d’emozione assolutamente legittima ma senza motivi chiarezza".Poco prima del voto del Senato sulll'emendamento presentato ieri dal governo, Romani ha precisato che, se approvato, verrebbero abrogate "esattamente tutte le norme che sono oggetto del quesito referendario" 

Le polemiche di Pd e Idv Proprio il referendum è stato al centro della discussione in Aula. Pd e Idv accusano il governo di aver paura della consultazione prevista per il 12 giugno. "Gli italiani - ha sottolineato Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo Idv, parlando di emendamento-truffa - hanno capito il trucco del governo. Voi avete paura che gli italiani dicano sì all’abrogazione del nucleare e al legittimo impedimento. Ma gli italiani se vogliono liberarsi dal nucleare devono esser pronti ad andare a votare perché solo all’ultimo sapremo la decisione della Cassazione". Della stessa linea il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha detto: "Voglio denunciare un fatto gravissimo: il governo scappa via per paura del referendum dalle sue stesse decisoni sull’impresentabile piano nucleare e contemporaneamente strema, distrugge, annichilisce il settore delle rinnovabili. Tutti sanno che il sistema di incentivi andrebbe sagomato, ridotto, bilanciato, ci vorrebbe una manutenzione. Ma il governo ha dormito per tre anni, poi si è svegliato ha bloccato tutto, oltre 100mila posti di lavoro. Volete dirci precisamente e urgentemente cosa volete fare?"

L'appello di Veronesi Una scelta, quella del governo, "comprensibile" secondo Umberto Veronesi, "anche se in controtendenza rispetto alla preponderante strategia mondiale del dopo Fukushima. Io però mi occupo di ricerca scientifica e protezione della salute e, come uomo di scienza, devo affrontare gli eventi con razionalità e obbiettività e non con l’emotività indotta dalla paura. Rimango convinto che per risolvere il drammatico problema energetico del futuro dovremo pacatamente valutare i rischi e i benefici di tutte le fonti di energia, senza escludere il nucleare". "Alla luce dell’incidente giapponese - aggiunge Veronesi - la scienza nel mondo sta studiando nuovi elementi di sicurezza e nuove soluzioni, come i reattori di quarta generazione (autofertilizzanti e quindi senza scorie) o le reti di minireattori, più flessibili e sicuri. Auspico che la ricerca italiana non si fermi, e non rimanga così esclusa dall’evoluzione scientifica del mondo civile".