Senato scoppia il caos, la legge rischia di slittare

Nel clima infuocato la vicepresidente Rosy Mauro dichiara approvati gli emendamenti dell’opposizione. Seduta sospesa, Schifani impone il bis. Tre votazioni da ripetere. Ma pd e Idv si oppongono e lasciano l'Aula per protesta <br />

Roma Seduta al calor bianco sulla riforma universitaria a Palazzo Madama, culminata in un clamoroso errore del presidente di turno, la leghista Rosi Mauro, che costringe l’aula a ripetere una serie di votazioni palesemente irregolari. Votazioni durante le quali oltretutto si approvano quattro emendamenti presentati dall’opposizione, introducendo così modifiche che, per quanto minime, avrebbero reso inevitabile il ritorno del ddl alla Camera per una quarta lettura.
La cronaca di una giornata di ordinaria follia parlamentare inizia con relativa calma anche se è evidente che l’aula del Senato lavora sotto una pressione fortissima. Prima di tutto la preoccupazione per le manifestazioni annunciate per oggi, giornata in cui è fissato il voto finale. Proprio per evitare di sovrapporre il voto conclusivo alle proteste che potrebbero sfociare in episodi di violenza, come quelli ai quali ha assistito Roma nel giorno del voto di fiducia, la maggioranza e il governo tentano di accelerare i tempi per puntare a un’approvazione immediata in serata. Appare subito chiaro però che Partito democratico e Italia dei valori in particolare non intendono mollare l’osso e fanno di tutto per rallentare i lavori, che vanno comunque avanti fino alla votazione dell’articolo 6 e dei relativi emendamenti. A questo punto il capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro rileva un’incongruenza nel testo del ddl fra l’articolo 6, che modifica una norma contenuta nella cosiddetta legge Moratti e l’articolo 29 della riforma che quella norma invece abroga. La Finocchiaro non si ritiene soddisfatta dalla replica della Mauro in proposito, che la definisce soltanto «una apparente contraddizione» e chiede di convocare la giunta per il regolamento perché, sostiene la Finocchiaro, la legge così com’è non può funzionare.
Ed è qui che scoppia la bagarre. La Mauro respinge la richiesta della Finocchiaro e prosegue con le votazioni a ritmo serrato mentre l’aula schiamazza. Sarà poi il leghista Federico Bricolo ad accusare le opposizioni di «una vergognosa aggressione al presidente di turno Mauro, fatto oggetto di lancio di fascicoli e insulti». Accuse poi respinte dall’opposizione. Non c’è certezza sul lancio dei fascicoli ma è invece evidente che la Mauro perde le staffe e soprattutto il controllo della situazione. Grida rivolta ai banchi «vergogna, non rispettate la presidenza». E, incautamente, va avanti con le votazioni a raffica finendo, per errore, per far approvare ben quattro emendamenti dell’opposizione. Finalmente interrompe la seduta e di qui inizia un vero e proprio psicodramma. Si riunisce la capigruppo per metterci una toppa mentre si rincorrono voci contraddittorie. L’opposizione assapora la vittoria: con gli emendamenti approvati il testo sarebbe costretto a tornare alla Camera e la sinistra potrebbe sbandierare uno stop alla riforma.
È il presidente del Senato, Renato Schifani, a trovare la soluzione. Rientrato in aula dopo la capigruppo si appella al primo comma dell’articolo 118 del regolamento del Senato ed evidenzia come le votazioni si siano svolte in condizioni di palese irregolarità e dunque vadano indubbiamente ripetute. Ma non solo. Il presidente sottolinea come sia stata proprio la Finocchiaro a chiedere la ripetizione del voto a causa del caos e come lui abbia subito acconsentito pur non sapendo che erano passati gli emendamenti del Pd. A favore della ripetizione dei voti oltre al Pdl e alla Lega anche l’Udc e Futuro e libertà. Contrari invece sia il Pd, che invece era stato il primo a segnalare l’irregolarità del voto, e l’Italia dei valori che poi infatti al momento della ripetizione del voto, per protesta annunciano l’uscita dall’aula. Resta comunque da risolvere la contraddizione tra l’articolo 6 e il 29, tanto che tre degli emendamenti approvati per errore vengono accantonati. Il ministro Gelmini è intervenuta in aula per annunciare che il nodo verrà sciolto nel decreto milleproroghe mentre in tarda serata si è riunita nuovamente la giunta per il regolamento. Oggi si riprende ma è probabile che il voto finale slitti a domani.