Il Senato vuole fare un miracolo: la moltiplicazione delle poltrone

Il 25 ottobre 2001, quando il centrodestra era in maggioranza, l’assemblea di Palazzo Madama apporta una modifica al proprio regolamento interno, entrata in vigore all’inizio di questa legislatura. Oggi il Consiglio di presidenza, ossia la cabina di regia della Camera alta, è formato dal presidente, quattro vicepresidenti, tre questori e otto segretari. Si badi, otto e non più di otto. Questa sottolineatura non è casuale. Perché in precedenza il numero dei predetti segretari poteva allegramente lievitare.
Come accade alla Camera, con il risultato che adesso i segretari dell’Ufficio di presidenza sono la bellezza di sedici, anche al Senato una disposizione regolamentare prevedeva che nel Consiglio di presidenza fossero rappresentati tutti i gruppi parlamentari costituiti di diritto, ivi compreso il gruppo misto. E se nessun componente dei gruppi risultava eletto, ciascuno aveva diritto di richiedere al presidente del Senato l’elezione di altri segretari. Non è finita. Se nel Consiglio di presidenza risultava alterato il rapporto tra maggioranza e opposizione esistente in assemblea, i gruppi parlamentari della maggioranza avevano diritto di richiedere al presidente del Senato l’elezione di altri segretari. Così alla fine della legislatura i segretari di presidenza, anziché otto, erano saliti a quattordici. Uno scandalo.
Sì, uno scandalo. Soprattutto perché si tratta di una incomprensibile regalia in uffici, segreterie e indennità aggiuntive. A spese del solito Pantalone. Difatti non c’è proporzione tra i generosi benefici di cui godono i segretari e i compiti loro assegnati. Come recita il regolamento del Senato, i segretari «sovrintendono alla redazione del processo verbale delle sedute pubbliche e redigono quello delle sedute segrete; tengono nota dei senatori iscritti a parlare; danno lettura dei processi verbali e, su richiesta del presidente, di ogni altro atto e documento che debba essere comunicato all'assemblea; fanno l’appello nominale; accertano il risultato delle votazioni; vigilano sulla fedeltà dei resoconti delle sedute; redigono il processo verbale delle adunanze del Consiglio di presidenza e coadiuvano in genere con il presidente per il regolare andamento dei lavori del Senato».
La verità è che i segretari non si ammazzano di fatica, tanto più che lavorano a turno. Ciò nondimeno, c’è chi ha avuto una bella pensata. E ora, in tempi di un centrosinistra che si permette di fare il bello e il cattivo tempo quasi che - parola di Giorgio Napolitano - avesse vinto alla grande le elezioni, i cordoni della borsa stanno per allargarsi. Infatti i senatori Mauro Cutrufo (Dc) e Antonello Formisano (IdV), entrambi accasati nel gruppo misto, hanno presentato alla giunta per il regolamento proposte volte a far sì che tutti i gruppi siano rappresentati nel Consiglio di presidenza. Con il risultato scontato di un aumento dei segretari.
I lavori della giunta per il regolamento sono poi particolarmente istruttivi. Perché qualche bello spirito ha avuto l’ardire di sostenere che perfino un gruppo parlamentare già rappresentato nel Consiglio di presidenza da un vicepresidente avesse comunque diritto a un segretario. Non si è arrivato a tanto ma di qui a poco la proposta della giunta arriverà in aula. E l’assemblea di Palazzo Madama, salvo un improbabile ripensamento, aumenterà da otto a dieci il numero dei segretari. Per la gioia di Cutrufo, di Formisano e dei loro sodali. Chi parla con preoccupazione dei costi della politica - come i diessini Salvi e Villone, entrambi senatori - ha nulla da ridire?
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