Il senatore eletto all’estero "grazie alla ’ndrangheta"

Per il parlamentare Pdl, record di presenze a Palazzo Madama, le accuse sono "roba da fantascienza" 

Roma - La richiesta d’arresto è già stata trasmessa al Senato. Associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale: per questo reato il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, scrive il gip Aldo Morgigni, deve andare in carcere. Classe 1960, eletto nel 2008 nella circoscrizione estero, membro della commissione esteri e del comitato per le questioni degli italiani all’estero, Di Girolamo secondo il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, «è stato eletto anche attraverso il determinante contributo di una famiglia della ’ndrangheta, in particolare la famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto». La seconda accusa per lui è la violazione della «normativa elettorale con l’aggravante mafiosa». «Roba da fantascienza», è stato il suo primo commento: «Mi sento paracadutato in territorio di guerra. Mi sento nel frullatore».

Ieri in Senato Di Girolamo era assente. Un’anomalia, per lui. Dall’elezione ha totalizzato un numero di presenze quasi da record: 91,76 per cento. Relatore di due disegni di legge (accordi internazionali con Egitto e Norvegia), è stato primo firmatario di due ddl (uno per il riacquisto di cittadinanza da parte degli italiani residenti nell’ex Urss). Ma il record vero è un altro: per Di Girolamo quella di ieri è la seconda richiesta d’arresto. La procura di Roma si era infatti già occupata di lui nel 2008: la sua residenza a Bruxelles, indispensabile per la candidatura all’estero, sarebbe risultata falsa. Una perizia grafica aveva poi segnalato che un’unica mano aveva scritto il nome del senatore su diverse schede a Stoccarda. La giunta del Senato aveva però sospeso l’esame del fascicolo in attesa del processo.

Alcune stranezze erano state segnalate anche dal consolato italiano, che però, il 10 aprile del 2008, registrava l’assenza di «irregolarità o disfunzioni». Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip scrive che il patto con la cosca Arena per il broglio sarebbe stato siglato nel corso di diverse riunioni a Capo Rizzuto. Di Girolamo avrebbe avuto a disposizione una Bmw X5, una Ferrari F430, una Jaguar E, un’Audi A8, oltre a due barche. In Senato lo ha difeso il collega Sergio De Gregorio (Pdl): «Dimostrerà la sua estraneità ai fatti». Più cauto il capogruppo, Maurizio Gasparri: «La richiesta di arresto sarà valutata con attenzione e rispetto. Nessuno è intoccabile».