Il senatore Grillo (Fi) si ribella: «L’esecutivo dimentica che i due percorsi sono inscindibili nell’ambito del progetto di ristrutturazione del nodo di Genova»

Ferruccio Repetti

Allora è deciso: se il progetto riguarda una zona che vota centrosinistra, l’infrastruttura si fa, se riguarda un’altra parte del Paese che è magari un po’ tanto o troppo sbilanciata verso il centrodestra, niente da fare, non se ne parla proprio. Assurdo, comico? No, prodiano. Ad annunciarlo ufficialmente è il ministro Antonio Di Pietro. Che quando vuole e non litiga con la sintassi ci si mette d’impegno. Dunque, l’ex magistrato prestato alla politica compila la lista delle priorità delle grandi opere e, quando arriva alla Liguria, sentenzia: «Bocciata la gronda di levante, promossa quella di ponente». Si parla dei due percorsi alternativi in grado di drenare le correnti di traffico che convergono, intasandolo, sul capoluogo ligure. Ma non basta: Di Pietro è in vena e tira fuori la sorpresa dal cilindro: «Disco verde al tunnel subacqueo, nell'area portuale, per collegare i due estremi della città». Grande! «Grande un corno!» sbotta il senatore Luigi Grillo, Forza Italia, che questa storia delle gronde di levante e ponente - «Guai a chiamarle di destra e di sinistra, anche se con la scusa dell'orientamento sull'atlante» - l'ha pensata, seguita, messa nero su bianco, in parlamento e sul territorio, e infine si è anche dedicato a esplorare il sistema dei finanziamenti, cercandoli e trovandoli nei forzieri delle banche. Ora Grillo non ci sta a farsi dire da Di Pietro che si fa una gronda sì e un'altra no. «Prima di tutto ragionare così è un insulto al buon senso - tuona il senatore - e in secondo luogo è in contraddizione con tutto quanto è stato fatto, bene, nella scorsa legislatura. Allora il governo guidato da Silvio Berlusconi aveva inserito nell'ambito della legge Obiettivo la ristrutturazione della viabilità nel cosiddetto nodo di Genova, pensando a un progetto assolutamente unitario. Mica si può separare una gronda dall'altra, come se fossero pesce e carne nel cestino della spesa» insiste Grillo, che s'infervora annunciando battaglia. E aggiunge (un fiume in piena, come se avesse a tiro il ministro delle Infrastrutture): «Considerato che i problemi del traffico, compreso quello pesante, intorno a Genova richiedono una soluzione razionale, definitiva e non più dilazionabile, sarebbe incredibile e soprattutto ininfluente affrontare l'imbuto a ponente senza dedicarsi al percorso di levante». Possibile che uno come Di Pietro non lo capisca? «La questione è diversa. Non è che non lo capisce, è che ci sono altri obiettivi. Politici, non tecnici». Il riferimento è chiaro: a ponente si pescano i voti che contano per lo schieramento di centrosinistra, meglio curarsi l'orticello elettorale amico. Vuoi mettere invece col levante, dove tre quarti votano per il centrodestra, salvo poi dividersi in fazioni al momento della scelta degli amministratori locali (ma questo è tutto un altro discorso...)? E allora, il ragionamento di Romano Prodi e del suo scudiero alle Infrastrutture è chiaro e ha una logica: privilegiamo il ponente rosso, puniamo il levante azzurro o comunque bianco. Resta il dubbio: ma che «c'azzecca» il tunnel subacqueo, con questo obiettivo? «Non c'azzecca per niente - replica il senatore -, è solo uno specchietto per le allodole. L'opera è carissima, non si farà, almeno in tempi ragionevoli». Le gronde, invece, «si possono fare: quella di ponente sarà finanziata dalle Autostrade con l'aumento delle tariffe, quella di levante con un'operazione di project financing. Non ci sono scuse». Grillo è lanciato, affonda ancora una volta il coltello nel burro delle priorità annunciate (o negate) dal governo: «Parliamo di Terzo valico? Parliamone: le banche hanno completato l'istruttoria per anticipare i finanziamenti necessari, le Regioni del nord hanno detto sì. Come si fa a dire che non è prioritario perché non ci sono i soldi? Malafede, ecco, è solo malafede». Che dice, senatore, già che ci siamo parliamo anche di Ferrovie, nel senso di società Fs? Grillo ci sta, anzi è come invitarlo a nozze: «L'amministratore delegato Moretti continua a dire che non ci sono più risorse, che si va al fallimento. Bel coraggio! Nel periodo del governo Berlusconi alle Ferrovie sono andati 27 miliardi di euro, negli anni dei governi Prodi-D'Alema-Amato neanche un terzo di questa somma. La gente deve sapere - conclude Grillo - chi si è dato da fare e chi no. Per questo voglio combattere a fondo contro le mistificazioni della realtà. Mi sentiranno, oh se mi sentiranno!».