Il senatore juventino tra partito e partita

«Clamorose iniziative» non le aveva neppure minacciate quando si trattava di mandare a casa Prodi. Ma in Italia si sa, toccatemi tutto ma non la mia squadra. Il senatore Giorgio Bornacin prepara il golpe, tanto se gli mettono un pigiama a strisce è pure contento, purché il bianco sia bianco e il nero sia nero. Juventino prima (in ordine strettamente cronologico) che parlamentare, tifoso prima che uomo delle istituzioni, Giorgio Bornacin stavolta detta alle agenzie un comunicato che strappa applausi agli avversari ulivisti. Il più convinto è Salvatore Buglio, gruppo Ulivo, vice presidente dello Juventus Club Parlamento, di cui il senatore di An è tesoriere.
Bornacin, che fate, l’inciucio?
«Ma quale inciucio, siamo bipartisan, ma solo per la Juve».
E perché mai?
«Per dire basta, che è l’ora di smetterla di gettare fango su questa società che ha già pagato, e più di tutti, per il calcio scandalo».
Vuole proprio perdere voti?
«Perché?»
Domani c’è Juve-Genoa. E il Genoa forse ha pagato un po’ di più.
«Io mi riferivo a Calciopoli. All’inchiesta che si basa tutta su intercettazioni della cui attendibilità c'è molto da dubitare dopo le recenti inchieste sulla Telecom di cui dirigenti notoriamente sono contemporaneamente dirigenti di un'altra società di calcio. Stranamente queste indagini rispuntano nel momento in cui l'impegno della società e degli azionisti ha riportato nuova linfa alla squadra».
La giriamo sull’Inter. In Liguria ha certo meno voti, pardon tifosi, del Genoa?
«Veramente la mia fede calcistica mi ha già portato parecchi voti. Ad esempio nello Juventus Club di Ventimiglia mi hanno votato molti che non erano neppure di centrodestra. Nel 1996 un quotidiano pubblicò un servizio sui candidati alle prese con i loro hobby e mise una mia foto con la maglia della Juve. Venni eletto per la prima volta in Senato».
E da allora non ha più smesso di professarsi bianconero?
«Quando perdemmo la Coppa Campioni contro il Real nel 1998, con un gol in fuorigioco di Mijatovic, ero sotto lo striscione del club di Ventimiglia».
È presente allo stadio come a Palazzo Madama?
«Non da quando mia moglie mi ha fatto notare che tutte le domenica avevo o il partito o la partita. Così ora ho messo Sky e me la guardo alla tv. Ma quando posso vado allo stadio».
L’ultima volta?
«Prima di Natale. Ero con il presidente Cobolli Gigli. Mi ha invitato a scendere sul prato del Comunale. Gli ho detto: “Presidente, mi dia una maglia e gioco anche in ginocchio”. La sera c’era poi la tradizionale cena di Natale per beneficienza».
Al presidente della Vecchia Signora ha detto qualcosa?
«Glielo do ora un suggerimento. Mi rivolgo ai vertici della società, tra l'altro completamente rinnovati dopo Calciopoli a differenza di altre squadre anche loro coinvolte che hanno mantenuto la medesima dirigenza e addirittura giocano le semifinali di Champions League. E dico loro di difendere con immediatezza e durezza la squadra e i suoi tifosi».
Da cosa?
«Da questi attacchi sospetti. L’eventuale “reato” sarebbe lo stesso per la quale la Juve è stata già abbondantemente punita. Non può essere sempre tirata in ballo. Piuttosto non vorrei ci fosse un tentativo di turbare il calcio mercato».
Cosa intende?
«Beh, far capire a campioni come Buffon, Camoranesi o altri, che forse è davvero meglio cambiar aria».
Torniamo al campo. Juve-Genoa...
«Vinciamo. Ma forse può uscire anche un pareggio. Potrebbe andare bene a entrambi e io, tra le squadre liguri, ho una simpatia per il Genoa».
Che fa, cerca di riprendersi ancora qualche voto?
«Ma no, quando Juve e Genoa giocavano in due categorie diverse, ho sempre tifato il Genoa in serie B. Speriamo che quest’anno...»