Il senatore non risponde, ma insulta il Giornale

Credo sia lecito ribadire: «Scrivere a coloro che hanno le chiavi della Liguria per chiedere informazioni e chiarimenti è uno strumento di democrazia».
E «dovrebbe esserlo anche rispondere». Concetto elementare da non lasciare spazio a polemica alcuna.
Eppure c'è chi la polemica l'ha portata direttamente sui banchi dell'aula del Senato. Perché l'iniziativa di scrivere delle e-mail ai parlamentari liguri - e a quanti legati, per motivi diversi al territorio ligure - chiedendo loro chiarimenti su temi quali il turismo locale; sicurezza; infrastrutture e mercato del lavoro ha scatenato pungenti osservazioni. Certo è, che non è colpa di nessuno, tantomeno de il Giornale, se dopo aver inviato trenta e-mail - tramite i siti istituzionali di Camera e Senato - a rispondere sono stati soltanto in cinque. Quattro deputati e un solo senatore. E quel senatore non è Luigi Lusi eletto nelle file del Pd.
Bene. Così accade che mercoledì 21 gennaio il parlamentare ha chiesto la parola in aula per domandare che il Senato disattivi ai senatori che lo richiedono l'indirizzo di posta incriminato, che secondo alcuni non funziona. Peccato però che le mail sono state tutte regolarmente inviate. Alcune delle quali, anche lette.
Ciò premesso è Lusi che - dopo aver atteso pazientemente la fine della seduta - domanda: «Il terzo motivo sgradevole, e l'ultimo per il quale disturbo la Presidenza ed i colleghi in attesa, concerne un articolo apparso su un quotidiano di Genova, per l'esattezza il Giornale, che nelle pagine genovesi ha avuto lo sgarbo di pubblicare i nomi di tutti i senatori eletti in Liguria (cosa che mi onora, essendo fra questi), perché una solerte giornalista, venerdì 9 pomeriggio, verso le ore 18, aveva inviato una e-mail, senza avere risposta, a tutti questi parlamentari, utilizzando un famoso indirizzo di posta elettronica (che non si capisce perché il Senato ancora non cancelli). (...)