Senderos, il colpo di coda del Diavolo

Ancelotti ha finalmente il difensore che chiedeva: è lo svizzero dell'Arsenal. E Ronaldinho dà il benvenuto a Sheva: "Porta allegria"

Dopo Shevchenko, Senderos. Il mercato del Milan si completa a pochi giorni dal via: non ci sono più lacune da colmare. Sul piano tecnico, economico e numerico è forse il più impegnativo degli ultimi anni. Silvio Berlusconi si conferma presidente generoso: firmato il ritorno dell’ucraino preferito, stacca un altro assegno per accontentare l’allenatore preoccupato dalle gravi assenze in difesa. Che da oggi (questa mattina visite mediche e poi presentazione con annuncio sul sito) può contare su un corazziere svizzero di 23 anni, Philippe Senderos, ginevrino dell’Arsenal, valutato 10 milioni di euro (2 milioni in prestito, 8 l’anno venturo con l’obbligo di riscatto). Nel fisico e nella pelata ricorda Stam, l’olandese arrivato dalla Lazio con qualche acciacco di troppo. Ancelotti è visibilmente soddisfatto: lo considera dotato di grande personalità e di ottima applicazione. Meno rotondo il suo talento, questo il nostro giudizio: ma nell’ultimo Milan ci sono troppi superdotati, bisogna puntare sui normali che garantiscano continuità nel rendimento. Senderos si presenta al Milan con un piccolo acciacco muscolare, quindi non può essere utilizzato contro il Bologna nella prima di campionato: con Bonera squalificato e Nesta ai box, la coppia Maldini-Kaladze (afflitto da artrosi per una vecchia operazione al ginocchio) è il meglio che passa il convento. Se l’Arsenal avesse detto no alla cessione di Senderos, era pronta la soluzione d’emergenza col brasiliano Luisao del Benfica (già definito un pre-accordo con Rui Costa).

L’arrivo di Senderos non sottrae i riflettori destinati a Shevchenko, accolto come una star dai tifosi all’aeroporto milanese (han colpito le dimensioni del suo bagaglio, gigantesco) e ieri mattina subito a Milanello per salutare vecchi sodali e il personale del collegio rossonero. «Sono felicissimo di essere tornato e dell’accoglienza ricevuta» la sua prima frase unita al saluto per i tifosi del Chelsea («negli ultimi due anni mi hanno sempre fatto sentire il loro supporto»), gli unici citati non a caso, né una parola per Abramovich, il patron, né per Scolari il nuovo tecnico subentrato a Mourinho e Grant, né in particolare per i componenti dello spogliatoio dei “blues”. Nell’intervista concessa poi a Milanchannel Shevchenko liquida l’esperienza londinese con una frase che dice tutto: «Solo io so quel che ho passato in questi due anni». E dedica tutte le sue migliori energie al ricordo della partenza («i tifosi sanno che ero combattuto») e al futuro milanista. «È l’unica cosa che conta», garantisce dopo aver confidato che eviterà con cura pressioni nei confronti di Pato per riavere la maglia numero 7. Se ne sceglierà un’altra. «Sheva è un giocatore che dà allegria e spero di poterlo aiutare» la dichiarazione firmata da Ronaldinho, appena rientrato a Milano in compagnia di Pato (i due brasiliani reduci da Pechino oggi saranno sottoposti a test atletici).

Sheva riparte subito per Kiev, atteso dalle pratiche burocratiche per ottenere il permesso di soggiorno italiano. Ma forse la scoperta più interessante è quella fatta dai tecnici di Milanlab: gli hanno trovato gli stessi valori coi quali si era congedato due anni prima. Nessun segno di usura, dunque. È pronto alla panchina col Bologna. «Qui si corre, siamo in Italia», la prima frase di Ancelotti. Nel frattempo Pippo Inzaghi è pronto per giocare: spariti, magicamente, tutti i dolorini degli ultimi giorni.