Senegalese, indagini sugli abusi "Ma basta parlare di razzismo"

La Moratti avverte anche la Cgil e Penati: "Si rischia di creare tensione e paura". L'avvocato dell'immigrato ammanettato: "Niente crociate contro i vigili, vogliamo solo chiarezza"

Ammanettato davanti alla scuola di via Mantegna e agli occhi del figlio di 6 anni. La (ancora) contorta vicenda del senegalese di 43 anni, Diop Moussa, che due giorni fa ha avuto un diverbio con i vigili per un’infrazione stradale, finita con l’uomo buttato a terra e portato in manette al comando di polizia municipale di via Monviso e la protesta dei genitori che parlano di scene da far west, fa ancora discutere. Il Comune ha aperto un’indagine interna per verificare eventuali responsabilità e abusi da parte dei ghisa. Ieri il sindaco Letizia Moratti ha invitato però ad abbassare i toni: «Le parole hanno un peso, cerchiamo di stare attenti. Quando si continua a parlare di razzismo poi con l’esasperazione dei toni si rischia di creare davvero un clima di tensione, diffidenza, paura e scatenare a volte anche le reazioni. È importante che le istituzioni, i media, tutti aiutino a non alimentarle». Se ci sono episodi di presunta discriminazione «o comunque di criminalità vanno censurati, valutati, approfonditi». E su questo episodio «che è spiacevole», il sindaco conferma, «stiamo facendo tutte le verifiche che è giusto fare». Ma «basta continuare a parlare di razzismo».
Avvertimento rivolto anche alla Cgil di Milano, che proprio ieri ha espresso «forte preoccupazione per il clima di intolleranza che, con frequenze sempre più ravvicinate, produce atti di violenza dal sapore razzista». Il sindacato afferma che negli ultimi mesi in città «si sono registrati accadimenti la cui escalation porta direttamente verso forme di xenofobia», citando come ultimo fatto proprio quello del senegalese «ammanettato dai vigili con modalità poco comprensibili sotto gli occhi sbigottiti di altri genitori e alunni». E invita tutti a «un generale abbassamento dei toni e a comportamenti che ristabiliscano un clima di civile convivenza». Anche per il presidente della Provincia Filippo Penati «ci dovrebbe essere un impegno di tutte le istituzioni a non sottovalutare questi sentimenti di paura». Si tratta, sostiene, «di fenomeni ravvicinati che indicano la necessità di un impegno generale delle istituzioni». Il capogruppo milanese dei Comunisti italiani Francesco Rizzati accusa invece i ghisa di «incapacità nel gestire le situazioni di tensione».
L’avvocato di Diop Moussa, Sonia Canevisio, precisa invece che non è intenzione del cittadino senegalese - operaio, a Milano da vent’anni e da dieci sposato con un’italiana - fare «una crociata contro i vigili» ragion per cui non presenterà denunce per razzismo («non c’entra», sostiene) ma un esposto al comando di polizia locale «perché sia avviata quantomeno un’indagine interna». I ghisa sostengono infatti di essere stati aggrediti con forza dall’uomo, ragion per cui è stato necessario buttarlo a terra e ammanettarlo. Interesse del legale è invece «che venga riconosciuto che il mio assistito è l’unica parte lesa. È ovvio che nel caso dovessero risultare vere le voci che circolano, di una denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale presentata dai vigili in procura, ci difenderemo anche noi».