Una senegalese tra Volo e Ambra: "Commedia lieve, non dramma"

Cristina Comencini parla del suo "Bianco e nero", una storia nel solco di "Indovina chi viene a cena?"

Roma - L’esercito marcia su Napoli, mentre Partenope marcisce sotto tonnellate di rifiuti e i bambini non vanno a scuola, dopo la Befana, tra ratti e botti inesplosi? Niente paura: c’è qualcuno più a Sud del nostro Sud, suggerisce Cristina Comencini in Bianco e nero (da venerdì nelle sale), commedia borghese nel solco del noto Indovina chi viene a cena?, diretto nel 1967 da Stanley Kramer e illuminato dalla presenza scenica della coppia Spencer Tracy-Katharine Hepburn, progressisti allarmati dal matrimonio della figlia con un negro (Sidney Poitier), ancorché aitante e colto. Ma in questo girotondo di affetti e sessi panna e cioccolato sullo sfondo del Colosseo, tocca contentarsi di Ambra Angiolini (persuasiva, come nevrotica attivista umanitaria dei Parioli, con le sue collane etno-afro-chic) e Fabio Volo, l’ex cantante conduttore tivù, ma anche radiofonico, scrittore e attore.

Invece d’imbastire i perché del razzismo o della reciproca attrazione intorno a una cena, la Comencini parte da una festa per bambini, dove comincia a scollarsi la coppia Angiolini-Volo, una delle tante che si vedono in giro nelle nostre città multietniche. Lei vuol farsi perdonare i soldi di papà (Franco Branciaroli) e il birignao di mamma (Anna Bonaiuto), lavorando in un’associazione che raccoglie fondi per l’Africa. Lui, tecnico informatico scansafatiche, sostanzialmente se ne frega, vuol stare in pace e non ammorbarsi l’anima con i pistolotti sulla miseria dei bimbi africani: gli basta girare in Vespa, per vedere i pezzenti della capitale. Ma una sera, il neghittoso qualunquista cambierà idea: una pantera nera (la bella Aissa Maiga), che afferma di non poterne più, di sentir parlare dell’Africa, lei nativa di Dakar, gli farà girar la testa e proprio durante una conferenza del di lei marito (il camerunese Eriq Ebounay) sui guai del Continente nero. Il fatto è che Nadine, longilinea sexy, turba l’informatico, il quale chiederà alla moglie: perché non abbiamo amici di colore? E perché non invitiamo alla festa di compleanno della nostra bimba, Nadine e i suoi figli?

Detto, fatto. La pantera nera, griffata Armani, lascia basita pure nonna Katia Ricciarelli, tanto emana fascino, ma la sua bambina ruberà alla festeggiata una bambola, il che farà capire agli astanti che, comunque, bisogna diffidare dei negri. Al cuor non si comanda e Carlo (Volo) avrà Nadine, nuda tra le sue braccia e pazienza se non si capisce come mai una simile dea d’Africa, anche sposata con un pezzo d’uomo rassicurante e fedele, finisca a letto col melenso e un po’ flaccido marito dell’attivista, che oltre a vedersi sfilare la Barbie della figliola, si vedrà scippare il marito. Intanto, la coppia mista si bagna a Fontana di Trevi, si desidera alla Casina di Raffaello e si possiede all’Esquilino: Veltroni ne sarà contento, anche perché è all’origine del prodotto educativo.

«Ho pensato a questa storia, dopo un viaggio in Rwanda con gli studenti romani. Al ritorno, chiedevo agli amici: hai un amico nero? Mi si è spalancato un mondo, quando l’Amref, associazione qui sponsor, ci ha fatto incontrare un’agenzia, dove i pregiudizi sui neri venivano affrontati con ironia. Purtroppo, non trovavo sponsor, perché nessuno investe sugli attori neri: eppure in Italia abbiamo una grande comunità senegalese, che ancora non ha prodotto attori», lamenta Cristina, invocando papà Comencini e Billy Wilder come numi ispiratori del suo film, «una commedia lieve, non un film drammatico». Dal suo personaggio, «rigido come un muro», Ambra si sente lontana. «Conosco la diversità e mia figlia va all’asilo comunale, in classe mista. E ringrazio Cristina, per avermi fatto recitare ancora, dopo la prova con Ozpetek. Non mi vedevo, come tossica, fino a cinquant’anni!», scherza la Angiolini, dopo l’esordio in Saturno contro. E Fabio Volo, si è sentito all’altezza del suo personaggio di bianco, bramato da una nera? «Fin da piccolo mi si litigavano per tenermi in braccio!», commenta. Ma il vero sfizio se lo cava Ebouney, quando chiude: «Il mio personaggio è il più italiano di tutti: sono bello, elegante, amo la mamma e sono cornuto».